Allenamenti pesanti in palestra e in sella alla sua bici, fatica e sudore per farsi trovare pronto il prossimo 7 luglio per la partenza del Tour de France. Peter Sagan non lascia nulla al caso e, dopo il lavoro svolto negli Stati Uniti, è tornato in Europa dove oggi inizierà il Giro di Svizzera, dopo che a maggio si era come al solito visto al Tour of California.

Per questi appuntamenti lo slovacco si è preparato al meglio, svolgendo anche allenamenti particolari in palestra che hanno spinto molti suoi followers sui social ad accostarlo a Superman: “di solito a me piace essere comparato soltanto a me stesso, mi ricordo in passato il paragone con Hulk” le parole di Sagan alla Gazzetta dello Sport. “Superman non mi dispiace, comunque. Però, che sia chiaro. Non sono e non mi sento un supereroe. Quegli esercizi si riescono a fare grazie al tanto lavoro accumulato da tanti anni. La chiave è la costanza, per raggiungere quei risultati. In palestra e nella vita. La forma dovrà crescere gradualmente, senza dimenticare che quest’anno l’inizio del Tour è stato spostato di una settimana e dunque non sono certo al top. Considerato che vengo direttamente dall’altura, nelle prime tappe in Svizzera dovrei soffrire parecchio. La vittoria alla Roubaix dell’8 aprile? È stata fantastica. Una grande classica che mi mancava e che mi è sempre piaciuta tanto. Non ho avuto tempo di ripensarci troppo, l’agenda è sempre molto piena. Una soddisfazione grandissima non solo per me ma anche per il team, che mai prima di quel giorno aveva vinto un Monumento. Il Var nel ciclismo? Una cosa molto buona. So che quell’episodio con Cavendish ha influito nella scelta dell’Uci. Io credo che tutto ciò che possa aiutare, tecnologia e non solo, per chiarire i dubbi, rappresenti un passo in avanti. È la strada giusta se si vogliono evitare episodi come quello accaduto a me“.

Sagan svela poi di essere in procinto di aprire un museo a Zilina, sua città natale: “non è ancora aperto, ma presto lo sarà. Io colleziono tutto: numeri, le bici delle grandi vittorie, le maglie. Raccoglierò tutto assieme. Da anni ci sto lavorando insieme a mio padre Lubomir. È un qualcosa a cui tengo molto. Marlon? Sta bene (ha 7 mesi e mezzo, ndr). Dopo l’altura in Utah, ho passato tre giorni a casa e me lo sono goduto. È un bambino con molta forza. Simpatico, allegro. Mi manca molto quando non ci sono. Chi viaggia tanto e ha figli a casa sa quello che si prova se sei lontano. Grazie alla tecnologia, Skype e Facetime, non perdo occasione in ogni momento libero per vederlo e scherzare con lui“.
