Ciclismo-doping tecnologico: Davide Boifava spiega il vero uso delle biciclette motorizzate

Davide Boifava, ex ciclista degli anni 70, spiega il motivo dell'uso (non competitivo) delle biciclette motorizzate

Lo scandalo doping tecnologico scoperto in una gara amatoriale in Italia ha scoperchiato un vero e proprio business. Il ciclismo da qualche anno, oltre che a lottare con atleti che utilizzano farmaci per andare più forte, sta lottando contro le case che immettono nei telai motorini per andare sempre più veloce. Alessandro Andreoli, cicloamatore, è soltanto uno dei tanti che ha utilizzato biciclette illecite per poter vincere una corsa.

Ma dove si trovano le biciclette truccate da motorini? La Gazzetta dello Sport ha analizzato che in Versilia, in Toscana, l’uso di telai con motorini è elevato. Ma anche al Nord-Italia delle piccole aziende importano delle biciclette con dei motorini prodotte nell’Est Europa. Davide Boifava, dirigente sportivo ed ex ciclista su strada e pistard italiano, ha spiegato i motivi su come utilizzare le bici con dei motorini nei telai: “noi avevamo iniziato a inserire i motorini per dare una mano a chi non ce la fa, ma si vuole ancora divertire con la bici: chi è anziano, chi non può fare determinati sforzi, chi ha problemi di salute – ha dichiarato l’ex corridore come riportato da La Gazzetta dello Sport -. Invece l’uso dei motorini ha preso tutta un’altra piega, è andato in una direzione che a me non piace e non condivido. Nonostante il forte investimento economico fatto, abbiamo preferito lasciar perdere”.