Nervi tesissimi tra la Bahrain-Merida e gli organizzatori del Tour de France, la squadra araba infatti ha intenzione di adire le vie legali per avere un risarcimento dopo l’incidente che ha coinvolto Nibali sull’Alpe d’Huez.
Una caduta costata cara allo Squalo, costretto a dire addio alla Grande Boucle e ad operarsi per ridurre la frattura alla decima vertebra. Intervenuto ai microfoni di Cyclingnews, Brent Copeland non si è nascosto: “stiamo valutando la situazione con i nostri avvocati, cercando di capire come e perché tutto questo possa essere successo. crediamo che l’organizzazione avrebbe potuto fare di più per chiudere quella zona. Si stava correndo l’Alpe d’Huez. Si sa che che è una salita dove i ragazzi andranno ad attaccare negli ultimi quattro o cinque km, se non prima. E’ la salita più importante e, si sa, che ci saranno ingenti folle di persone. Sentiamo che avrebbero dovuto proteggere quella zona. E’ un danno enorme per noi non avere avuto Vincenzo al Tour nelle ultime due settimane, ciò ha condizionato la nostra visibilità. Un Tour de France per un team tende a procurare dal 60 al 70% circa della visibilità di un anno. Non so le cifre esatte e le stiamo valutando. Comprendiamo che è possibile non proteggere l’intero tracciato ma, almeno sull’Alpe d’Huez, avrebbe dovuto esserci più protezione per i corridori“. Sulla questione è intervenuto anche Lappartient: “come presidente dell’UCI ho scritto una lettera a Mr. Prudhomme, dicendo che avrebbe dovuto quest’anno aggiungere barriere dal primo al terzo chilometro dell’Alpe d’Huez e poi negli ultimi quattro chilometri. Ha messo in strada 500 poliziotti per tutta la salita, ma è difficile controllare tutti quando si riversano sulle strade del Tour de France 12 milioni di persone. Bisogna capire come migliorare la situazione. Ho parlato anche con Brent Copeland e ho capito quanto fossero amareggiati per aver perso il loro miglior corridore. Non posso interferire sulla questione, bisogna dimostrare però che il Tour sia responsabile dell’incidente“.
