Il capo della sicurezza della nazionale di calcio dell’Uruguay, Miguel Zuluaga, ha ammesso la sua partecipazione a interrogatori dei detenuti durante l’ultima dittatura nel paese (1973-1985), ma ha negato di aver torturato o visto altri farlo, come accusano alcune organizzazioni sociali che chiedono il suo licenziamento.
Parlando ad una radio locale Zuluaga, che era un membro della Dirección de Investigación e Inteligencia policial, ha detto, come riporta “El Pais” di Montevideo: “Io interrogavo le persone e firmavo accanto a dove firmava il detenuto. Ma non c’è stata alcuna pressione o tortura negli interrogatori. Come funzionario amministrativo non ha partecipato o raid o arresti. In tutti gli anni della mia permanenza non ho torturato nè ho visto torturare, ne sono stato violento con nessun detenuto“, ha aggiunto. Le accuse contro il capo della sicurezza della nazionale uruguaiana vanno avanti già da alcuni anni, ma per ragioni diverse il caso non è mai approdato davanti alla giustizia.
Le pressioni si sono intensificate di recente, nel clima di attesa per la partecipazione della “celeste” alla Coppa del Mondo di Russia. In questo contesto, la scorsa settimana l’Uruguayan Football Association (AUF) ha deciso di rinunciare a Zuluaga per la Coppa del Mondo. Secondo il comunicato dell’organizzazione, il funzionario ha professato la sua innocenza rispetto ai fatti a lui attribuiti, per questo si è arrivati “alla soluzione concordata”. Il suo desiderio comunque, ha detto, “è di continuare nell’AUF”. “Non sono un torturatore”, ha insistito.
