Dal 15 aprile al 4 giugno del 1989, in Cina, a Pechino, ebbero luogo una serie di dimostrazioni di massa, portate avanti in prima fila da studenti, intellettuali e operai. Il luogo in cui si combattè in quei giorni per la libertà si chiamava Piazza Tienanmen.
Il simbolo di quelle lotte (e di quelli che persero la vita in quei giorni) è la foto di un ragazzo, magro, che da solo, disarmato, affronta una colonna di carri armati e impedisce loro di avanzare.
In Cina, quello che successe all’epoca viene descritto come “l’incidente del 4 giugno”, e il fatto di parlare di questi accadimenti è “tabù”, dove il termine tabù sottende una serie di verità impossibili da dire, pena gravi rischi.

Ai Wei Wei è un artista cinese contemporaneo, che a causa della sua arte è stato messo in prigione in Cina senza un vero perché. Ai Wei Wei è costantemente tenuto sotto controllo dalle autorità cinesi, che non amano questo suo essere artista indipendente e al contempo attivista per i diritti umani. Ai Wei Wei è fastidioso, in patria. E la patria non usa certo mezze misure nei suoi confronti. La Cina ha invaso il Tibet, ha obbligato il Dalai Lama a fuggire dalla sua patria, e sta causando con la sua invasione non pacifica profondi cambiamenti nella società tibetana. Cambiamenti non richiesti né voluti dai poveri e innocenti tibetani.

Quando si parla di cinesi che comprano società di calcio italiane, quando si vedono cifre importanti messe a disposizione della causa calcio, quando si sente parlare “il cinese” dai vertici di squadre storiche come quelle milanesi, occorre tenere ben presente nelle nostre menti che la Cina è la nazione che ha fatto tutto quello che è stato scritto qui sopra. Quando un tifoso andrà a tifare per una squadra di proprietà cinese, sappia che i giocatori che ha acquistato il suo team sono stati comprati dai cittadini di una nazione che sta distruggendo un popolo, che ha messo in carcere nel 2011 un artista a causa del suo libero pensare, e che ha definito “un incidente” quello che il resto del mondo chiama “massacro”.

