Tottenham e Champions League ridimensionano la Juventus: Higuain e compagni escono dallo Stadium con le ossa rotte e il morale a terra

Il 2-2 casalingo contro il Tottenham ridimensiona le ambizioni europee della Juventus: un gioco che latita e qualche difetto di personalità evidenziano le difficoltà dei bianconeri

AFP/LaPresse

Torna l’Europa e le sue notti magiche, l’adrenalina che solo le note dell’inno della Champions League riesce a regalare. Una notte in cui la Juventus è chiamata a vestire i panni di regina d’Europa, come da obiettivo: panni che però continuano a starle stretti. Il match d’andata degli ottavi di finale di Champions League contro il Tottenham è passato dall’essere un accoppiamento poco più che ‘abbordabile’, sicuramente per una squadra che punta a vincerla la Champions League (del resto gli Spurs sono, attualmente, la 5ª forza in Premier League), a rivelarsi un tremendo impatto con la realtà. La Juventus contro un avversario organizzato e propositivo fa fatica. Il doppio vantaggio bianconero dei primi minuti ha fatto saltare ogni schema, tanto dall’una quanto dall’altra parte. Passata l’adrenalina dei primi minuti però, la Juventus, forte anche del doppio vantaggio, è calata alla distanza mostrando qualche difetto in termini di personalità. Il trend è lo stesso visto in diverse gare di campionato (Genoa, Verona, ma anche Atalanta in Coppa Italia) ovvero l’incapacità di gestire il vantaggio inziale senza subire l’iniziativa avversaria. Aspetto che contro le piccole in Italia si può anche non pagare, ma che in Europa diventa letale. Il Tottenham infatti non è mai uscito dalla partita, merito della solidità della squadra di Pochettino ma anche dell’incapacità della Juventus di chiudere l’incontro, prima sul 2-0, poi sul 2-1 entrambe le volte con Higuain.

Fabio Ferrari/LaPresse

Proprio il gol del 2-1, firmato Harry Kane, ha dato la grinta necessaria agli Spurs per rientrare in partita. La Juventus, di tutta risposta, ha lasciato il pallino del gioco in mano ai londinesi, demerito di un centrocampo incapace di fare filtro tanto quanto di iniziare l’azione offensiva in maniera ragionata, provando solo a pungere in contropiede. Il 62% di possesso palla conclusivo del Tottenham, in trasferta e in svantaggio, la dice lunga sotto questo aspetto. Il 2-2 degli inglesi, arrivato grazie ad una splendida punizione di Eriksen, è stata la diretta conseguenza dell’atteggiamento dei bianconeri, incapaci tanto di chiudere quanto di gestire la gara. Una Juventus che esce dall’Allianz Stadium con le ossa rotte, non solo metaforicamente. Se Mandzukic esce zoppicando la cosa sembra seria. Per un organico già privo di Dybala, Cuadrado e Matuidi non è una bella notizia, in particolar modo vedendo la difficoltà della Juventus nell’organizzare un’idea di gioco che vada oltre le ripartenze sfruttando la rapidità degli esterni, o le giocate del singolo (Pjanic per Higuain sul primo gol). Il derby con il Torino della prossima giornata, potrebbe essere un importante crocevia per il campionato e la Juventus ci arriva in condizioni pessime: ambizioni europee ridimensionate, rosa ridotta all’osso e problemi caratteriali dovuti alla gestione della partita e della pressione, contro avversari poco affini al Sassuolo. Al ritorno a Wembley, stadio in cui il Tottenham ha perso solo una volta (ad agosto contro il Chelsea) è meglio non pensarci, per ora…