Tabarez, condottiero con la stampella: come fermare il Portogallo di CR7 con un Matador, un Pistolero e tanta “Garra”

L'Uruguay di Oscar Washington Tabarez imbriglia il Portogallo in un capolavoro tattico: la difesa ringhia su Cristiano Ronaldo, l'attacco guidato da Cavani e Suarez colpisce al cuore la difesa lusitana

Dopo il pirotecnico 4-3 di Francia Argentina, il programma serale della prima giornata di ottavi regala un altro big match, Uruguay-Portogallo. La partita è un capolavoro tattico firmato Oscar Washington Tabarez, uno tutt’altro che nuovo a imprese del genere.

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Classe ‘47, una vita dedicata al pallone, prima calciato e dopo spiegato, allenato e insegnato, passando anche da Milan e Cagliari sul finire degli anni ’90, Tabarez è considerato in patria uno stratega, a tratti anche un santone e con quella stampella rende bene l’idea. Già, la stampella. Tabarez è costretto a camminare con un supporto a causa della sindrome di Guillain-Barré, una malattia che colpisce il sistema nervoso e può causare una paralisi acuta, costringendo la persona affetta ad usare la carrozzina o appunto, le stampelle. Eppure non è bastato tutto ciò a fermare Tabarez, ancora sulla panchina della ‘Celeste’ dal 2006. Figuriamoci Cristiano Ronaldo e il suo Portogallo.

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Alla vigilia della gara lo aveva detto: “non perderemo il sonno per CR7“. È vero. L’Uruguay è una squadra solida e ordinata, impenetrabile nel girone, non per caso, ma per una fase difensiva interpretata tanto in singolo, quanto di sistema, in maniera eccezionale. Pressing alto ad impedire le trame ragionate di Joao Mario e Bernardo Silva, annullati Quaresma e Guedes sugli esterni, ingabbiato il numero 7. A perdere il sonno sarà forse Ronaldo questa notte. CR7 limitato da chi lo conosce bene, il duo Godin-Gimenez centrali dell’Atletico che 2 volte l’anno lo marcano nel derby di Madrid, è risultato inefficace per tutta la serata. Fanno bella figura anche Caceres e Laxalt, terzini “made in Italy”, alquanto atipici: copertura e sostanza il primo, spinta a tutta fascia il secondo.

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Tanta Italia anche nel centrocampo, con Vecino e Torreira a fare filto e Bentancur, autentico jolly tattico in grado di unire centrocampo e attacco, cambiando all’occorrenza posizione in campo. A proposito di attacco. El Pistolero e El Matador, Suarez (1 assist) e Cavani (doppietta), la coppia d’attacco più forte del Mondiale, che gioca alla perfezione: alchimia tecnico-tattica, fiuto del gol e tanta corsa, sia in attacco che nei ripiegamenti difensivi. Il cuore dell’Uruguay è il vero quid in più, quello che si può coltivare ma che non si può insegnare. Quello spirito che deriva dalla Garra Charrua, la voglia di lottare e combattere delle tribù indigene Charrua, tanto cara al popolo uruguagio. L’Uruguay non sarà la squadra più talentuosa del Mondiale, ma è sicuramente la più solida, in campo ha 11 giocatori pronti a mettere anche l’anima, in panchina ha uno sciamano con la stampella. Cristiano Ronaldo questa sera non è uscito per caso.