Lo ‘All Rayan’, impianto da 40mila posti che sorgerà a 20km dal centro di Doha, dopo i campionati verrà smontato, ridotto a 20mila posti e ospiterà la federazione del Judo, della Boxe e anche un moderno ‘medical center’. E’ una delle tante singolarità dei mondiali di calcio del 2022 che saranno ospitati in Qatar, la prima volta nella storia in Medio Oriente, la seconda in Asia dopo Corea-Giappone.
“Per gli stadi prevediamo un investimento dai 6 agli 8 miliardi di dollari“, spiega Khalid Al-Naama, portavoce dell’Official Supreme Commitee 2022, il Comitato organizzatore. Tutti gli 8 nuovi stadi, a partire dal ‘Luisal’ da 80mila posti che ospiterà inaugurazione e finale, sono ‘riciclabili’ e a fine mondiali andranno a università, ospedali, federazioni sportive.
“Il nostro primo obiettivo è, oltre a promuovere il nostro Paese, il mondo arabo e la cultura araba, supportare lo sviluppo locale“, sottolinea sempre Al-Naama. Per i mondiali, il Qatar prevede l’arrivo di 1.5 milioni circa di visitatori. In gran parte concentrati a Doha, visto che gli stadi sorgeranno in un’area compresa in 50km, con al centro la capitale, servita da tre linee metropolitane.
Doha metterà a disposizione dei tifosi di tutto il mondo un sistema di ospitalità che prevede, oltre alle tradizionali catene di alberghi, navi e anche una serie di camping nel deserto. Ma i mondiali di calcio, i primi che si svolgeranno in inverno, sono una sfida non solo logistica. “Vogliamo mostrare la parte migliore della nostra cultura“, sottolinea il comitato.
Il Qatar si propone, quindi, come esempio positivo nel mondo arabo sul tema del rispetto delle donne: “Il Qatar crede in diritti uguali, da noi le donne votano e sono elette, ce ne sono molte candidate alle prossime elezioni locali – spiega Al-Naama -. Noi vogliamo utilizzare la coppa del mondo per influenzare positivamente la cultura dell’inclusione e il gender gap e promuovere lo sviluppo sociale in tutta l’aerea“.
In quest’ottica il ‘Qatar foundation stadium‘, nuovo impianto da 40mila posti, diventerà dopo i mondiali la ‘Casa della federazione football femminile’. Ma il Qatar deve, prima di tutto, essere d’esempio anche per cancellare le ombre della corruzione che hanno accompagnato l’assegnazione dell’evento all’Emirato.
“Noi affrontiamo il problema con l’apertura – spiega sempre Al-Naama – a tutte le investigazioni internazionali, ma anche aiutando le categorie dei lavoratori“.
Infine l’aspetto ‘chiave’ dell’evento, quello legato al rapporto con i Paesi confinanti. Sullo sfondo c’è la delicata situazione che attraversa la regione dopo l’embargo subito da Doha da parte del ‘quartetto arabo’ (Egitto, Emirati, Bahrain, Arabia Saudita) a causa del suo presunto fiancheggiamento all’estremismo e al terrorismo.
Doha, ad oggi, si mostra fredda all’ipotesi di apertura del mondiale a 48 squadre, cosa che comporterebbe la collaborazione con Paesi vicini favorendo il dialogo. “Per ora lavoriamo sul progetto a 32 squadre -chiarisce Al-Naama -. Siamo al tavolo con la FIFA per l’estensione, si vedrà a giugno. Bisogna considerare anche l’impatto sui calendari di tutti i Paesi, la possibilità di garantire le libertà di movimento di tutti, rispettare gli standard della Fifa per gli impianti“. (Gmg/AdnKronos) (dall’inviato Giuseppe Maria Greco)
