La Lazio torna a far sentire la propria voce in materia di ripartenza del campionato di Serie A. Questa volta ad esprimersi è il direttore sanitario del club, Ivo Pulcini, che ai microfoni di Radiosei e Radio Radio si è espresso così sulle richieste avanzate dal comitato tecnico scientifico: “il Comitato chiede delle modifiche vincolanti alla Federazione, come quella di garantire che se dovesse emergere un positivo la squadra e lo staff restino in quarantena, senza avere alcun contatto con l’esterno, e che lo staff medico di ogni società si assuma tutta le responsabilità del caso. Abbiamo un gruppo WhatsApp con gli altri medici della Serie A e la cosa che preoccupa è che la responsabilità ricada su di noi, ma per fortuna la legge e il governo ci tutelano su questo. Il Comitato Tecnico Scientifico non ha voluto sentire la voce del medico del calcio che vive sul campo e non vive dietro una scrivania. Vive dove non c’è la scienza pura ma, c’è la ‘evidence based medicine’, che cammina parallela a quella scientifica. Se si uniscono vanno a vantaggio della salute e della popolazione.
La medicina non è una scienza, la medicina è un’arte. Per essere un artista purtroppo non basta la laurea. Altrimenti troveremmo tutto sui libri. Questo capita quando si fanno dei protocolli spesso dannosi. Se in qualche caso avessi usato il protocollo, il paziente sarebbe morto. Oggi la superficialità dei titoli è grave. Forse c’è il desiderio di creare questa confusione per dare spazio alle persone incapaci che occupano dei posti sbagliati, e se la domanda è sbagliata capite com’è la risposta. Non esiste la malattia, ma esiste il malato. Bisogna che il medico si riappropri della propria identità, della propria autonomia e della propria libertà. Perché non me lo deve dire il politico quello che devo fare. Ho le ultime linee guida del Comitato Tecnico Scientifico in cui si dice che i tamponi devono essere per la collettività, ma questo non è un problema della scienza, bensì della politica. È come un bel mosaico: ogni tessera deve stare al proprio posto, se ci si sposta c’è confusione e il mosaico non si identifica più. L’intervento di Spadafora? Mi cadono le braccia di fronte a questo approccio“.
