La Serie A si ritrova, nuovamente, a fare i conti con il razzismo. Il 2019 è stato un anno nero… difficile per il mondo del pallone italiano, alle prese con i soliti cori di discriminazione territoriale e razzista, con i buu a Lukaku e gli ululati a Balotelli. Nonostante i vari e incredibili tentativi di minimizzare un problema diventato ormai grave, messi in atto dalle parti chiamate in causa nei vari episodi, qualcosa sembra invece essersi mosso ai piani alti. La Lega Serie A, sempre in prima linea nella lotta al razzismo, ha optato per una campagna di sensibilizzazione particolare che potesse dare un segnale forte.
Nelle ultime ore è stata presentata l’opera di Simone Fugazzotto raffigurante 3 scimmie, messaggio chiaramente antirazzista. Sul ‘chiaramente’ si è discusso e si sta discutendo parecchio. Premesso che l’artista in questione è solito raffigurare delle scimmie come soggetti dei propri quadri, in questo caso l’accostamento non sembra proprio dei più riusciti. Il messaggio promosso da Fugazzotto, che ha avuto l’idea dopo i cori razzisti a Koulibaly in Inter-Napoli, è il seguente: “perché non smettere di censurare la parola scimmia nel calcio ma rigirare il concetto e affermare invece che alla fine siamo tutti scimmie?“.
Superfluo sottolineare la buonafede del gesto, ma se il fine di tale campagna deve essere quello di sensibilizzare, il messaggio risulta inefficace. Avete presente quando si dice che per combattere un bullo serve l’ironia e poi, cartoni animati a parte, nella vita reale si finisce per sorridere mentre si viene ugualmente picchiati? Ecco, l’idea è quella. Se il nero viene ancora visto come ‘diverso‘ e paragonato ad una scimmia come sinonimo di ‘inferiorità‘, dire che anche il bianco discende dalle scimmie è solo un messaggio ‘politically correct‘, che non risolverà il problema. ‘Bianco di merda‘ e ‘nero di merda‘ sono due insulti uguali, ma dalla forza espressiva diversa, poichè basati su un’ideologia di superiorità di razza. Combattere i lanci di banane ai giocatori e i versi da scimmia, utilizzando delle scimmie per una campagna di sensibilizzazione dunque, è un errore dal punto di vista comunicativo.
La sociologa Chiara Saraceno, intervistata dall’AdnKronos, ha spiegato: “il problema è comunicativo: qualunque fosse l’intenzione, e capisco che fosse positiva, l’idea di usare l’immagine di una scimmia per combattere il razzismo negli stadi non è propriamente felice. Il trittico forse voleva essere ironico ma non c’è riuscito. Anche se l’idea di fondo, era ricordare che veniamo tutti dalle scimmie è comunque sbagliato comunicativamente: potrebbe anche voler dire che qualcuno ancora oggi è più vicino alle scimmie di qualcun altro che, invece, s’è evoluto“.
Pensiero condiviso anche da due importanti società di Serie A come Roma: “l’As Roma è molto sorpresa nel vedere oggi sui social delle scimmie dipinte su dei quadri in quella che sembra essere una campagna contro il razzismo della Serie A. Siamo consapevoli che la Lega voglia combattere il razzismo ma non crediamo che questo sia il modo giusto per farlo“; e Milan: “l’arte può essere forte, ma siamo in totale disaccordo nell’utilizzare l’immagine delle scimmie come icona per la lotta al razzismo e siamo sorpresi dalla totale carenza di condivisione“.

Il razzismo è ignoranza. L’arte (quella vera) è da sempre sinonimo di emozioni, veicolo di messaggi positivi, cultura. L’ignoranza va combattuta con la cultura, con l’educazione alla cultura, ma attraverso un messaggio semplice e azzeccato: premiare l’originalità (indiscutibile nelle opere di Fugazzotto) sul fine ultimo, rende il tutto privo di significato. E poi a dirla tutta, di campagne di sensibilizzazione, flash mob, manifestazioni solidali e iniziative ‘soft’ del genere ce ne sono state a centinaia, ma la situazione non è cambiata di una virgola. Servirebbe magari agire con fermezza, alla base del problema, punendo chi commette atti di razzismo e negando l’accesso agli stadi a tali soggetti che, con il mondo del calcio non hanno nulla a che fare.

Vi lasciamo con le parole di Michael Yormark, a.d. della Roc Nation, l’agenzia che rappresenta tra gli altri Romelu Lukaku, già quest’anno vittima di razzismo: “è una vergogna – ha detto in un’intervista al Telegraph -. Ogni volta che la Lega apre la bocca peggiora la situazione. Ogni volta che la Serie A se ne esce con qualcosa che riguarda il razzismo e la loro strategia per combatterlo, peggiora la situazione. Quelle immagini sono insensibili, imbarazzanti non solo per la Lega ma per i club in tutta Italia. Non riesco a comprendere. È solo un’ulteriore indicazione della loro incapacità di capire il problema. Non hanno la minima idea di cosa fare in relazione al tema del razzismo nel calcio. È tempo di chiedere consulenza alle delle organizzazioni per capire questo problema. Lukaku è molto deluso da come le cose vengono gestite in questa stagione. È responsabilità della Lega. Devono indicare la direzione, i toni, devono avere un piano di azione e metterlo in pratica. Deve iniziare qui e poi essere applicato dai 20 club di Serie A. Come possono i club prendere una posizione dura contro il razzismo, se la Lega non ha alcuna idea di che cosa stia facendo?“.
