
‘Non sa allenare’, ‘li farà correre e basta’. E ancora… ‘Magari inizieranno a giocare perchè li appenderà al muro, alla fine che può saperne di tattica’. Bastava fare un giro sui social prima della sfida tra Benevento e Milan per capire l’umore degli internauti dopo la scelta del Milan di affidare la panchina a Gattuso, un mix di rabbia e delusione tra coloro che avrebbero preferito rivedere alla guida dei rossoneri Carlo Ancelotti oppure Antonio Conte. Invece la scena se l’è presa Rino, mettendo nel cassetto le critiche e cominciando un percorso lungo e tortuoso che solo adesso sta dando i suoi frutti. Gli ostacoli ovviamente continuano ad esserci ma, a differenza del Milan di Montella, quello di Gattuso ha un’anima e un’identità, figlie di un feeling ritrovato tra squadra e allenatore. Adesso tutti hanno un ruolo ben definito, nessuna variazione e nessun ossessivo cambio di modulo che, con l’Aeroplanino, aveva destabilizzato un ambiente non abituato ai continui cambiamenti. Gattuso ha rimesso tutto al proprio posto, concedendo fiducia incondizionata a quei giocatori su cui la società aveva puntato nel mercato estivo.

Biglia rimesso al centro del gioco, Calhanoglu lasciato libero di esprimersi e Bonucci liberato da alcune responsabilità più grandi di lui. Il risultato? Tredici risultati utili consecutivi, sei partite senza subire gol e una difesa tornata ai fasti di un tempo. In meno di tre mesi alla guida del Milan Gattuso è passato dal tuffo di Brignoli-gol alle due parate del suo portiere, Donnarumma, capace di regalargli la prima finale della carriera da allenatore. Un risultato impensabile fino a qualche settimana fa, quando l’ombra di Conte continuava ad aleggiare sulla sua panchina. Gattuso però, mutuando un famoso spot, non vende sogni ma solide realtà, e il rendimento del suo Milan sta lì a dimostrarlo. Umiltà e sacrificio, proprio com’era abituato lui in campo. Stati d’animo rimasti intatti anche dopo un risultato del genere, ed è proprio questo che fa di Rino un condottiero, un allenatore su cui Mirabelli e Fassone sanno di poter contare senza remore.
“Il mio contratto è l’ultimo dei problemi, il primo era far rendere al massimo i giocatori bravi che avevamo e riunirci ai nostri tifosi. Ho fatto tanta gavetta ma non sono un grande allenatore, sembro diventato un guru della panchina invece dovrò ancora prendere legnate nei denti. Nessuno però mi ha regalato niente, ho fatto esperienze dure. Vivo un sogno e non avrei problemi a tornare ad allenare i ragazzi a Gallarate. Ora il derby, se vinciamo si possono fare altri discorsi. Ma merito va dato anche a Montella, ha dato dei concetti che poi io ho solo modificato”.

