Da ore circola sui social il video della perquisizione di Bakayoko a Milano. L’episodio risale allo scorso 3 luglio e in tantissimi, sui social, ignari del motivo che ha spinto i poliziotti e fermare e perquisire il calciatore del Milan, si sono subito scagliati contro le autorità, accusandoli di razzismo.
Basta comunque un po’ di lucidità, per porsi qualche domanda. Non è infatti normale e di routine che un poliziotto punti una pistola contro un’automobile e, infatti, c’era un motivo dietro alla perquisizione del calciatore francese del Milan.
Il 3 luglio, infatti, a Milano c’è stato un conflitto, con colpi d’arma da fuoco tra stranieri e le autorità cercavano un suv scuro con a bordo due uomini, uno dei due di colore con una maglietta verde. Bakayoko, non riconosciuto dalle autorità, dunque rispecchiava la descrizione.
Nessun caso di razzismo, dunque: “sono commenti fuori luogo, il controllo è scattato perché Bakayoko e l’altro passeggero corrispondevano perfettamente, per un caso, alle descrizioni, e ovviamente è terminato quando ci si è resi conto di aver fermato una persona che non c’entrava”, ha fatto sapere la Questura di Milano.
