Paulo Dybala tra gloria e nostalgia: “mi manca mio padre ma sono felice di aver realizzato il suo sogno”

Il talento argentino, che sta guidando la Juventus in questa entusiasmante stagione, rivela alcuni particolari commoventi della propria infanzia

Gol e prestazioni sopra la media, dodici reti e otto assist fondamentali per inanellare una lunga striscia di dodici vittorie. Paulo Dybala è l’uomo del momento per la Juventus, il giocatore che, insieme a Higuain, si sta prendendo la copertina di questa serie A.

LaPresse/Daniele Badolato
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La storia del talento argentino non è stata semplice, sacrifici e sudore per inseguire il sogno del padre, morto quando Dybala aveva 15 anni e ancora lottava per costruirsi un futuro. “Piango per mio padre, morto quando avevo 15 anni. Ha lottato per tanto tempo contro un tumore al pancreas, ma è stato inutile. A me, per proteggermi, non dicevano tutto, così io mi illudevo, speravo che guarisse. Oggi parlo spesso di lui con mamma, mi succede di sognarlo e ogni volta mi sveglio tra le lacrime. Mio padre aveva un sogno: che uno almeno dei suoi tre figli diventasse calciatore. Non c’è riuscito Gustavo, il maggiore, e neanche Mariano, che tutti dicono fosse più forte di me, ma che è stato vinto dalla nostalgia di casa.

LaPresse/Daniele Badolato
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Perciò io dovevo farcela: per onorare la memoria di papà ed esaudire il suo desiderio. Lui mi aveva accompagnato a ogni allenamento,un’ora di macchina da Laguna Larga, dove vivevamo, a Cordoba. Quando papà morì, chiesi alla società di farmi tornare a casa. Per 6 mesi giocai nella squadra del mio paesino, poi rientrai nell’Instituto. E dato che non c’era più nessuno che poteva portarmi avanti e indietro dall’allenamento, mi trasferii nella pensione della squadra. Non fu facile: ero rimasto orfano da poco e avevo la famiglia lontano. Mi chiudevo in bagno a piangere, ma non ho mollato. E oggi so che papà è orgoglioso di me. I miei gol li dedico a lui“.