Kylian Mbappé da un lato, Neymar dall’altro. La scalata all’Olimpo del calcio comincia da qui, dai quarti di finale centrati da protagonisti. Due gol il francese, uno solo quello del brasiliano, capace comunque di portare a spasso un’intera Nazionale avversaria.

Che bega per il Messico vedersela con il numero 10 verdeoro, capace di far ammattire la difesa di Ochoa, protagonista a sua volta di alcune parate davvero impressionanti. Personalità, tecnica e invenzioni. Mescolare bene, et voilà la partita di Neymar. Sempre al centro del gioco, sempre con la palla al piede, sempre nel mirino delle telecamere. Anche quando si inventa un pestone, facendo una delle sue solite sceneggiate napoletane. O’Ney però è anche questo, prendere o lasciare. Qualche difettuccio è perdonato soprattutto a chi, con Messi e Ronaldo fuori dal Mondiale, ha in mano la possibilità di scalare il calcio mondiale. La Coppa del Mondo è il passepartout per quel Pallone d’Oro che il brasiliano sogna di sfilare al duopolio portoghese-argentino, riportandolo in Brasile, laddove il calcio è musica e divertimento. Gli ostacoli da superare son tanti, le selezioni con cui vedersela forti e agguerrite. Neymar però non ha paura, non può averne colui che ha lottato tanto per essere in campo in Russia.

La frattura al piede e l’incubo di dover dire addio al Mondiale, un colpo troppo duro da incassare. Lavoro, fatica sudore e determinazione, il numero dieci brasiliano ce l’ha fatta. Non poteva bastare nemmeno il Messico a cancellare il sogno di un intero popolo di brasiliani, pronti a tutti per tornare sul tetto del mondo e cancellare il 7-1 del Mineirazo. Non poteva il mondo perdersi le giocate di O’Ney, stella luminosa di un torneo che, nel giro di poche partite, rischiava davvero di rimanere al buio.
