Era il 21 gennaio 2019 quando Emiliano Sala, fresco di firma del contratto col Nantes, moriva a causa di un incidente aereo in cui hanno perso la vita lui ed il pilota.
A distanza di 3 anni dalla tragica scomparsa del giocatore arriva un importante aggiornamento sulle sue condizioni nel momento dell’incidente: negli ultimi test effettuati sul corpo dell’ex attaccante è stato dimostrato che era stato esposto a livelli molto elevati di monossido di carbonio prima dell’incidente aereo, come spiegato in tribunale.

La Corte forense del Dorset è quella che ha condotto l’indagine del medico e patologo Basil Purdue. La scorsa settimana, il dottor Pardue ha dichiarato che Sala è morto per gravi ferite alla testa e al busto dovute all’incidente. Tuttavia, prima della sua morte, l’attaccante sarebbe stato esposto a grandi dosi di monossido di carbonio, che lo avrebbero reso “profondamente incosciente” al momento dell’impatto dell’aereo con il mare.
I test tossicologici erano chiari, il livello di saturazione del sangue di Emiliano Sala era del 58%, si parla di un chiaro caso di “avvelenamento grave“. Questo avvelenamento potrebbe essere stato causato dal sistema di scarico dell’aereo. Il dottor Pardue ha spiegato che sono stati eseguiti due esami del sangue da due campioni, uno dalla vena ileofemorale e il secondo dalla cavità del busto del giocatore. Uno di questi è stato utilizzato per dimostrare l’intossicazione e l’altro per identificare il corpo del giocatore attraverso il suo DNA.
