Morte di Filippo Raciti, un dolore senza fine: 10 anni dopo parla la moglie

A 10 anni dalla morte dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, la moglie parla dell'accaduto e dell' amore per i suoi figli

Andrea Di Grazia/Lapresse
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Esattamente 10 anni fà, durante il derby Catania-Palermo, Filippo Raciti perse la vita, per via degli scontri avvenuti durante quella partita. Un evento che ha cambiato il mondo del calcio, che da quel giorno non è più stato lo stesso.

Il 4 Febbraio, per Catania è un giorno importante, poichè si celebra la festa di Sant’Agata, ma da 10 anni a questa parte, la città dona anche un tributo all’ispettore di polizia, che ha perso la vita facendo il suo lavoro. Chi era presente a quella partita, sa già che l’atmosfera delle 2 tifoserie, aveva già lasciato intendere che ci sarebbero stati degli scontri, infatti le forze dell’ordine quel giorno erano state rafforzate, proprio perchè il derby siciliano risulta essere una partita molto particolare e di conseguenza ad altissimo rischio.

Andrea Di Grazia/Lapresse
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C’era così tanta preoccupazione da parte delle forze dell’ordine, che i tifosi del Palermo vennero fatti entrare addirittura al 10′ minuto del primo tempo, quando erano già presenti i tifosi del Catania, che iniziarono a tirare lacrimogeni all’interno del campo, fino a quando i giocatori non furono costretti a tornare negli spogliatoi per mancanza di aria e per bruciore agli occhi. Successivamente la situazione degenerò e la partita venne prima sospesa e poi ripresa nuovamente, con il Palermo che vinse per 2-1, vittoria discussa per la gestione arbitrale, che alimentò ancora di più la rabbia dei tifosi. Infatti gli scontri continuarono anche fuori dal campo e molti tifosi (se così possono essere definiti), si scontrarono con la polizia, provocando moltissimi danni, tra cui la morte dell’ispettore di polizia Filippo Raciti.

Andrea Di Grazia/Lapresse
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Oggi sono passati ben 10 anni e la moglie dell’ispettore, Marisa Grasso è tornata a parlare di quell’orribile vicenda ai microfoni di “Sky Sport 24” e ha affermato: “mio marito nelle sue ultime ore di vita ha lavorato e ha creduto in quello che faceva e fino a quando ha potuto ha cercato di dare sicurezza,per la città di Catania.” La donna ha affermato successivamente: “quando la gente mi dice che questi 10 anni sono volati, io rispondo che per me non è stato affatto così, specialmente nei primi 6 anni dove per me è stato sofferente andare nelle aule di tribunale, per difendere chi fino all’ultimo ha indossato quella divisa con onore”. 

“Spero di non incontrare mai queste persone, che non hanno avuto la giustizia che si meritano, perchè loro sono ancora vivi, mentre mio marito è al cimitero e i suoi figli sono condannati a vita, perchè cresceranno senza un padre, non esiste tolleranza per chi infrange la legge, specialmente all’interno di uno stadio, dove vanno anche i bambini” ha concluso la donna.

Andrea Di Grazia/Lapresse
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Successivamente la giornalista ha ricordato il momento in cui il figlio, ai funerali del padre, indossò con orgoglio la sua divisa, ai tempi il bambino aveva solo 8 anni, adesso è ormai un ragazzo appena maggiorenne e la moglie di Raciti a riguardo ha affermato: “mio figlio a quell’età aveva smesso di giocare a pallone, non toccava più una palla e da qui è nata la voglia di non rispondere a quella gentaglia che critica mio marito e che vede nei poliziotti, solo persone da attaccare…adesso mio figlio segue il calcio e spesso invita a casa sua i suoi amici per vedere una partita, vivendo il calcio, nel modo in cui merita di essere vissuto, perchè ognuno deve avere la propria privacy, anche nel vivere le proprie gioie, i propri dolori e i propri lutti”.

Senza dubbio questo è stato un triste evento, per la quale questo sport, da quel giorno non è più lo stesso e ovviamente si spera che non ci dovranno essere più tragedie come questa, per far capire che lo sport deve essere seguito per divertirsi e passare una giornata a seguire la propria passione, senza che la vita di qualcuno debba essere messa a repentaglio. Infatti l’unica cosa “positiva” di questa brutta vicenda è la speranza che questi brutti esempi, servano per far si che certe cose non accadano mai più, con la speranza che non ci si debba mai trovare, un giorno, a parlare di altre storie come questa e sopratutto che tutti noi possiamo vivere il calcio con la gioia e la serenità, con cui merita di essere vissuto questo sport, senza rendere inutile, la morte di chi si è sacrificato per difendere questi valori.