Nodo in gola e serenità che svanisce, Davide Astori non c’è più: è qui che il calcio perde tutto il suo senso e torna ad essere… un semplice gioco

La morte di Davide Astori sgonfia il mondo del pallone. Polemiche, lacrime, rabbia e il solito teatrino della domenica perdono tutto il loro senso: il calcio torna ad essere 'solo un gioco'

Genoa Cagliari
LaPresse/Tano Pecoraro

Finalmente domenica. Il giorno dedicato al calcio, particolarmente in Italia che, come da tradizione, riserva il grosso delle partite della Serie A nell’ultimo giorno della settimana. La domenica per l’italiano è il giorno in cui ‘ci si ferma‘, il divano è sacro, il silenzio pure: tv accesa, partite da pranzo a cena per chi resta a casa, appuntamento allo stadio per chi segue la sua squadra dal vivo. E poi il solito circo che inizia dal weekend: pronostici, schedine, fantacalcio, sfottò, discorsi da bar. Durante la partita poi il pathos, il fiato sospeso, urla, cori, insulti. Qualcuno la prende fin troppo seriamente, si rischia che ci scappi la rissa, qualche ferito, magari anche il morto. Si può morire per una partita di calcio? Qualcuno giurerebbe di sì. La domenica è una giornata anomala: l’Italia si ferma e cambia pelle, entra quasi in una bolla, sferica come quella palla ipnotica che tutti seguiamo settimana dopo settimana.

Gerardo Cafaro/LaPresse

Fa riflettere come nel giorno del derby di Milano, una delle partite più attese e sentite dell’anno, sia proprio una morte a riportare tutto alla normalità: quella di Davide Astori, difensore della Fiorentina trovato senza vita questa mattina in un hotel di Udine, prima della partita del pomeriggio contro l’Udinese. Una notizia che squarcia l’attesa e si diffonde dal nord al sud Italia, senza distinzioni di tifoserie. La prima reazione è l’incredulità, ma non è la stessa sesazione di quando assegnano un rigore inesistente contro la propria squadra. Si aspetta di verificarne la notizia, ma non è una decisione del var. C’è amarezza ma non è per colpa di una sconfitta. C’è un silenzio surreale, ma non si trattiene il fiato per un calcio di punizione dal limite. È tutto più serio, più pesante, domenica prossima non si è punto e da capo, non si ricomincia. La morte di Davide Astori ci riporta alla vita reale, quella in cui il calcio è solo un gioco e come tale è, e deve essere, solo divertimento, allegria e passione. Quella in cui il tifoso è ‘dell’altra squadra‘ e non ‘avversario’. Quella in cui a fine partite si va a bere qualcosa tutti insieme, senza distinzioni di maglia.

Davide Astori
LaPresse/Daniele Montigiani

Davide Astori lascia la Fiorentina senza un capitano, i propri compagni senza un amico, lo spogliatoio con un armadietto vuoto, la moglie Francesca senza un marito, la piccola Vittoria (di soli 2 anni) senza un papà. Il calcio è tradizione nella cultura italiana, ma resta sinonimo di vita e mai di morte. Una lezione che ci dimentichiamo tutti un po’ troppo facilmente e che ritorna in mente solo dopo episodi del genere. Quello che si può fare adesso è guardare le prossime partite con serenità e un piccolo sorriso, lo stesso con cui Davide scendeva in campo ogni domenica: non importa se si perde un derby o se la propria squadra retrocede, è pur sempre calcio, le tragedie sono altre.

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