Un errore madornale, una papera che non poteva passare inosservata. Caballero è diventato in pochi giorni l’emblema della disfatta dell’Argentina, il capro espiatorio a cui attribuire tutti i problemi di una Nazionale sull’orlo del baratro.

Per ripartire, Sampaoli ha deciso di puntare su Franco Armani che, in occasione del match contro la Nigeria, debutterà con la maglia dell’albiceleste. Il popolo lo acclama, il ct lo lancia, ascoltando tutti coloro che si sarebbero aspettati di veder giocare il portiere del River Plate e non Caballero, giunto al Mondiale con solo una presenza raccolta in Premier League quest’anno. Contro la formazione africana toccherà quindi ad Armani, che presenta molte affinità con il commissario tecnico. Entrambi sono nati a Casilda, nel santafesino, affermandosi però fuori dall’Argentina: in Cile Sampaoli, in Colombia Armani che, passato ormai venticinquenne all’Atlético Nacional, ha sorpreso tutti per sette lunghi anni spingendo Pékerman a chiedergli di naturalizzarsi colombiano, per avere l’opportunità di convocarlo con i “Cafeteros”. Una carriera non proprio senza ostacoli quella di Armani che, alla prima da titolare con il Nacional, si ruppe il legamento crociato dovendo star lontano dal campo per sei mesi. “Dio ha voluto dirmi, con quell’infortunio, ‘Non andartene dal Nacional, ti aspettano grandi cose‘”. Una situazione complessa, esattamente come quella da gestire adesso tra i pali della Seleccion, dove saranno puntati gli occhi di tutta l’Argentina. Una sfida che non spaventa però Armani, pronto a prendersi le sue responsabilità: dalle sue parate passa il futuro di Sampaoli e, soprattutto, quello di un’intera Nazione…










