Il Mondiale più grande della storia è partito con il rumore, i colori e le inevitabili complessità di un torneo distribuito su tre Paesi. Il Messico ha acceso la miccia simbolica all’Azteca, tempio del calcio mondiale, con una cerimonia d’apertura ad alto impatto e una vittoria convincente della nazionale di casa contro il Sudafrica. Ma dopo le prime giornate è già chiaro che questa Coppa del Mondo non sarà una lunga passerella per le favorite: tra pareggi inattesi, goleade, viaggi complicati e prime tensioni logistiche, il torneo ha già trovato il suo ritmo.
La partenza del Messico ha dato al Mondiale il tono emotivo che gli organizzatori cercavano. Il 2-0 sul Sudafrica ha trasformato l’Azteca in una festa nazionale e ha subito dato peso alla squadra di Javier Aguirre, chiamata a reggere la pressione di un Paese che vive il calcio come identità collettiva. Nel girone A, però, anche la Corea del Sud ha mandato un segnale importante battendo la Repubblica Ceca 2-1: il prossimo incrocio con il Messico dirà molto sulla gerarchia del gruppo.
Tra le sorprese, il risultato che ha fatto più rumore è il pareggio del Brasile contro il Marocco. L’1-1 non è una catastrofe per la Seleção, ma è un avviso: il Marocco è ormai una realtà consolidata del calcio internazionale e ha confermato di poter sporcare i piani anche alle grandi favorite. Il Brasile ha evitato la sconfitta, ma non ha dato l’impressione di avere già trovato fluidità, continuità e controllo emotivo.
Anche l’Olanda ha lasciato punti pesanti per strada. Il 2-2 contro il Giappone è stato uno dei primi segnali della competitività diffusa di questo Mondiale allargato: più squadre, più stili, più partite trappola. Il Giappone ha dimostrato ancora una volta organizzazione, ritmo e qualità tecnica, confermandosi una delle nazionali più scomode da affrontare nella fase a gironi.
Chi invece ha cominciato con il piede sull’acceleratore è la Germania. Il 7-1 a Curaçao è stato il risultato più netto delle prime giornate: una prova di forza che, al netto della differenza tecnica, serve a mettere pressione alle rivali. La Germania ha trasformato l’esordio in una dichiarazione: vuole essere considerata subito tra le squadre da battere.
Segnali forti anche dagli Stati Uniti, che hanno travolto il Paraguay 4-1. Per una delle nazioni ospitanti, la vittoria non vale solo tre punti: vale entusiasmo, copertura mediatica e la sensazione che il calcio americano possa vivere questo Mondiale non soltanto come evento da organizzare, ma come occasione sportiva concreta. Nel girone D, però, l’Australia ha risposto presente battendo 2-0 la Turchia e si candida a ruolo di avversaria scomoda.
La Scozia, al ritorno sul palcoscenico mondiale, ha aperto con una vittoria di misura su Haiti. Non è stata una prova spettacolare, ma è stata una partita pesante: tre punti, porta blindata e una spinta emotiva enorme per una nazionale che mancava da troppo tempo a questi livelli. Nel gruppo del Brasile e del Marocco, partire bene può cambiare completamente il margine d’errore.
Sul fronte organizzativo, il Mondiale sta procedendo tra spettacolo e inevitabili frizioni. La macchina degli eventi è imponente: FIFA ha previsto Fan Festival in tredici città ospitanti, con il Messico protagonista anche fuori dagli stadi, a partire dallo Zócalo di Città del Messico. L’obiettivo è trasformare il torneo in un evento urbano permanente, non solo in una sequenza di partite.
Ma la dimensione continentale del torneo presenta già i primi problemi. Il caso dell’Uruguay, costretto a fare i conti con ritardi e complicazioni di viaggio prima dell’esordio, mostra quanto la logistica possa diventare un fattore competitivo. In un Mondiale con distanze enormi, spostamenti internazionali e basi distribuite tra Messico, Stati Uniti e Canada, l’organizzazione non è solo cornice: può incidere sulla preparazione delle squadre.
C’è poi il tema politico e diplomatico. L’arrivo dell’Iran negli Stati Uniti per l’esordio contro la Nuova Zelanda ha attirato attenzione ben oltre il campo, tra tensioni geopolitiche, proteste e difficoltà legate ai visti. È il segnale che questo Mondiale, per dimensioni e contesto internazionale, sarà attraversato anche da questioni che vanno oltre il calcio.
Le big, intanto, si muovono in ordine sparso. La Germania ha mostrato muscoli, il Brasile ha frenato, l’Olanda ha confermato talento ma anche vulnerabilità. Stati Uniti e Messico hanno sfruttato bene l’effetto casa. Nei prossimi giorni toccherà a Spagna, Uruguay, Francia, Argentina, Portogallo e Inghilterra: il torneo entrerà nella sua seconda ondata di debutti eccellenti, quella che comincerà a definire davvero il peso delle favorite.
Per ora, il primo verdetto è chiaro: il Mondiale 2026 è partito grande, rumoroso e già imprevedibile. Non tutte le big sono pronte, alcune outsider hanno alzato subito la voce e l’organizzazione dovrà dimostrare di reggere un torneo mai così esteso. Lo spettacolo c’è. La normalità, almeno per ora, molto meno.
