Il calcio in crisi economica – La crisi economica che sta attraversando l’Italia, o meglio il mondo, tocca proprio tutti i settori. E’ il caso ad esempio di settori come quello automobilistico, come quello bancario e quello dell’agricoltura. Quando il Paese sembra andare verso il collasso economico e la povertà è cosa di un italiano su quattro allora si guardano i calciatori come una classe di ricchi privilegiati. Le cose forse non stanno proprio così secondo l’Inps, infatti, che ha promulgato uno studio fatto sui redditi dei lavoratori e gli sportivi professionisti, solo una piccola percentuale di calciatori si può definire veramente ricca.
Il calcio in crisi economica – I dati parlano chiaro infatti. Essendoci in Italia nel 2015 ben 6.807 contribuenti lavoratori e calciatori professionisti tra questi pochi superano la soglia di ricchezza che ognuno di noi immagina possa essere attribuita a coloro che compiono questo lavoro. Solo 330 calciatori su 3541 superano il reddito di 700 mila euro. Il 41,4% al contrario guadagna 50 mila euro l’anno, mentre il 16% di costoro ha all’attivo guadagni per 10 mila euro, solo 1000 calciatori poi guadagnano più di 100 mila euro a stagione. Se si pensa poi che la carriera di un calciatore professionista non va oltre l’età di 40 anni (nella media) dunque più o meno 20 anni di attività fisica, non si può pensare ai calciatori dalla Serie A in giù come dei veri e propri ricchi.
Il calcio in crisi economica – Come testimonia al Corriere della Sera Davide Dionigi infatti: “in Serie Higuain prende 7,5 milioni di euro, ma lo stipendio medio è di 400-500 mila euro. In Serie B si guadagnano mediamente 100 mila euro a stagione, in Lega Pro non più di 35 mila euro, in passato non era così, in tutte le categorie c’erano ingaggi discreti. Oggi ci sono anche ragazzi che guadagnano il minimo federale, ovvero 1500 euro al mese”.
