Manca ormai solo un giorno al derby fra Milan e Inter, una partita che come non mai può decidere le sorti di una stagione. Particolarmente per il Milan che in caso di vittoria accorcerebbe il distacco proprio sull’Inter e si rilancerebbe in piena zona Champions. Rino Gattuso lo sa bene e alla vigilia del suo primo derby da allenatore ha motivato i suoi cancellando ogni alibi relativo alla possibile stanchezza post Coppa Italia. La sua grinta, il suo lavoro psicologico sui giocatori e la sua fame di vittorie gli sono valse il paragone con Antonio Conte, dal quale però Gattuso prende le distanze:
“quando vincerò quello che ha vinto Conte, quando avrò 2/300 panchine in Serie A si potranno fare paragoni, adesso possiamo essere vicini solo a livello caratteriale, a livello tattico lui è molto più preparato di me e ha molta più esperienza di me. Bandiera per i tifosi come lui alla Juventus? Adesso io e il mio staff dobbiamo essere credibili. Io ho vissuto 14 anni di questo spogliatoio, dove sono passati tantissimi campioni e con una società solida, ma la differenza la facevano gli uomini. Devo far capire il senso d’appartenza, il rispetto delle regole, lo stare bene assieme. Io qui avevo la sensazione di stare a casa, vorrei far tornare questo spirito. Tante volte bisogna dirsi le cose in faccia e continuo a cercare queste cose”.
Tornando alla partita di domani sera, se la stanchezza non dovrà essere un alibi, la sfida di Coppa Italia contro la Lazio avrebbe potuto creare invece qualche problema alla già travagliata stagione di Kalinic. L’attaccante croato fa fatica a segnare con la maglia del Milan e l’errore nel secondo tempo supplementare della semifinale di Coppa Italia avrebbe potuto far scattare il blackout definitivo nella sua testa. Paura espressa da Gattuso in conferenza stampa:
“fin quando vedo grande voglia e rispetto, non del sottoscritto, ma dei compagni e di chi lavora, per i miei giocatori posso farmi strappare il cuore e darlo ai ragazzi per pareggiare. Kalinic è un giocatore forte, avrà tante occasioni ancora. Lo ha dimostrato, quando sta bene lo ha dimostrato, dopo il gol sbagliato ho pensato ‘speriamo di vincere altrimenti lo perdiamo’. Con lui ho parlato a lungo, ma non solo con lui, con tutti quelli che non sono protagonisti oggi. Ho bisogno che i giocatori con esperienza e che giocano tanto abbiano senso di appartenenza e una parola di coraggio per chi gioca meno. Andrè Silva, Kalinic e altri sono ragazzi che hanno bisogno di aiuto, spero che San Siro lo capisca e li applauda”.

