Mihajlovic sull’ultimo ricovero: “è stato più pesante. Non dormivo per le chiacchiere contro l’Inter, nessuno deve dubitare della nostra professionalità”

Il tecnico del Bologna Sinisa Mihajlovic torna in panchina, le confessioni sull'ultimo ricovero

Sinisa Mihajovic torna in panchina. Il Bologna ha intenzione di chiudere la stagione nel miglior modo possibile e nel prossimo match dovrà vedersela contro il Venezia. Al fianco della squadra ci sarà Sinisa Mihajovic, 49 giorni dopo l’ultima panchina contro l’Atalanta. Il serbo è stato costretto a fermarsi, a causa del ritorno della leucemia.

Mihajovic, in conferenza stampa, ha svelato tutti i dettagli dell’ultimo ricovero. “Se voi giornalisti mi siete mancati? Sì sì, ma siete un male necessario, a volte… Rivedervi fa parte della normalità e quindi in certi casi ti mancano anche certe situazioni. Vado a Venezia sì: nel momento in cui sono entrato all’ospedale e sono venuti a salutarmi De Silvestri e Soriano il sogno era quello di tornare alla normalità e di vedere il giorno in cui uscire per riprendere il mio habitat naturale. L’obiettivo era quello: ritrovarsi dopo trenta e passa giorni in campo è stato bellissimo, un’emozione indescrivibile”. 

“E’ stato più pesante dal punto di vista mentale, non c’era possibilità di visita, è venuta solo mia moglie con un permesso speciale, nessun altro poteva entrare. La prima volta in cui andai all’ospedale non c’era ancora il Covid e ricordo che mi vennero a trovare Morandi, Ferrero, gli amici. Stavo così, sempre da solo, in una camera: è stata dura. Ho sofferto molto. E la forza ti arriva dalla famiglia grazie alla tecnologia e l’altra famiglia che sono i miei giocatori: mi hanno reso orgoglioso. Cercavo di aiutarmi grazie a loro. Dalla mattina alle sei e mezza a sera era una tortura: dovevamo arrivare all’obiettivo e l’abbiamo fatto”.

“La gara più importante di queste sei che ha fatto la mia squadra da imbattuta? Quella con l’Inter: corsi e ricorsi, sentivo dire che avevamo poche motivazioni, nessuno deve dubitare della nostra professionalità, nelle settimane prima mi dicevo “Fanno bene a fare ricorso perché la perdono con noi, la perdono”. Amo l’Inter e là mi sono tolto grandi soddisfazioni, Simone è un mio amico, ma non dormivo alla notte per quelle chiacchiere e ho trasmesso tutta la rabbia possibile ai miei giocatori. Non doveva succedere che fosse una passeggiata per loro, e così è stato. Lo scudetto? Tifavo Napoli, mi piace la gente, sarebbe stato bello anche per l’Italia in cui vincono sempre gli stessi; tra Milan e Inter non ho preferenze”. 

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