Una partita surreale. Ventidue uomini in campo e nessuno sulle tribune. Pisa-Ascoli si gioca nel deserto dell’Arena Garibaldi. Tutti fuori, nessuno dentro. Sì, per non si sa quali imprecisati motivi che al calcio non si avvicinano nemmeno lontanamente.
I pisani, però, non demordono, si danno appuntamento fuori dallo stadio e si piazzano in 3000 alle spalle della curva, per sostenere da lì i propri beniamini. Gattuso incita, Lores e Verna segnano, i neroazzurri si prendono i tre punti e volano al secondo posto. Chi lo avrebbe mai detto. Intanto da fuori il boato sale, a Mannini e compagni allora balena un’idea: ‘Perchè non ringraziarli?’ Detto, fatto! La squadra sale i gradoni dell’Arena Garibaldi e, dopo aver imboccato il tunnel d’accesso per i tifosi, si affacciano alla balaustra per prendersi l’ovazione di 300 pisani in festa. Questo è il calcio, questo è l’amore dei tifosi, un amore che Javier Iacobelli ha provato a sottolineare con forza ai microfoni di StrettoWeb, puntando l’attenzione sull’accanimento che il mondo ultras riceve ormai da anni. “Mi sono emozionato tanto – ha commentato in conferenza Gattuso – perché dopo tutto quello che ho fatto in carriera mai avrei pensato nel 2016 avrei visto una cosa di questo fascino. Ho seguito i miei ragazzi, ma non mi sono fatto vedere. Mi sono nascosto, perché avevo le lacrime ed ero quasi commosso. Ho lasciato che fossero loro a prendersi quegli applausi… È una scena di altri tempi, io sono un romantico e forse sono nato nel periodo sbagliato”. Questo è il calcio che vogliamo, Pisa ci ha dato una grande lezione di sport!
