La vita adesso gli sorride, ma in passato Raheem Sterling ha dovuto lavorare duro per costruirsi il suo presente. La morte del padre all’età di 2 anni, un’infanzia complicata e un’adolescenza trascorso a fare qualche lavoretto per aiutare la madre.

Il calcio lo ha salvato, permettendogli di diventare ricco e famoso, senza però fargli perdere mai l’umiltà. Intervistato da AS, il giocatore del Manchester City ha svelato la sua storia senza remore: “la morte di mio padre qualcosa che mi motiva a dare tutto e fare sempre meglio. Solo crescendo ho capito quanto è stato difficile per mia madre e i miei fratelli. Mamma è la persona che mi motiva di più perché lei è la definizione di duro lavoro. Mi ha insegnato a lottare per ciò che voglio e ciò di cui ho bisogno, è sempre lei la prima persona a cui penso quando ho bisogno di stimoli. Io e mia sorella pulivamo i bagni degli hotel per aiutare mamma, non c’era nulla di strano. Giocare a calcio mi ha aiutato molto a tenermi fuori dai guai“.

Il tema razzismo gli sta molto a cuore, anche se Sterling pare essersi ormai rassegnato al fatto che si tratti di una piaga difficile da guarire: “il razzismo è una cosa diventata normale nel calcio, se un giocatore lascia il campo non si sorprende nessuno. È triste ma penso che non si sia preso abbastanza sul serio. Se si parlasse di sessualità forse il problema sarebbe preso più sul serio. Il mio futuro? Sono molto felice al City, ma anche il Real Madrid è un club fantastico. Quando vesti la camiseta blanca e sai ciò che rappresenta esattamente per il club, è una cosa grandissima. Ci tengo a precisare che ho un contratto col Manchester fino al 2023 e ho intenzione di rispettarlo. Poi nessuno sa cosa gli riserva il futuro. Io sono sempre aperto alle sfide e al momento la mia è al City“.
