La chiamano Premier League, sarà lo spettacolo d’oltremanica. Uno spettacolo colorato e caratteriale: umorale quanto basta, professionale certamente. Sarà lo spettacolo calcistico d’oltremanica, rappresentato “in primis” dai vari allenatori, sorry, coaches, che siederanno quest’anno sulle varie panchine della League.

Iniziamo con chi ha vinto l’anno scorso, Claudio Ranieri: aplomb impeccabile, più inglese degli inglesi, self-control e eleganza da trionfatore all’inglese. A seguire Antonio Conte: il contrario di Ranieri, un vulcano in perenne eruzione, il capitano di mille battaglie, sempre in prima linea, ogni partita una questione di vita o di morte, tutti per uno, uno per tutti.

Ecco ora Mourinho: inutile spendere parole inutili; lui è il Number One, politicamente sempre scorretto, provocatore, agitatore culturale, spesso vincitore, antipatico a tutto e tutti, come chi troppo spesso ha ragione.

Pep Guardiola: mite, tranquillo, pacato; incantatore di serpenti, come il gioco che praticano le sue squadre, che ipnotizza col tikitaka e al momento giusto morde senza lasciare scampo alle vittime, sul campo. L’esuberante Klopp Jurgen, che lascia a piedi SuperMario e che a Liverpool sembra avere trovato una sua dimensione, sempre a cavallo fra l’esultanza “hooligana” e la “depressione” shakespeariana. E non sarebbe finita qui. Dovremmo ancora aggiungere, a tutto ciò di cui sopra, i nomi di Wenger, Pochettino, Guidolin e Mazzarri. Ma il tempo è tiranno e il sole è già troppo alto per commenti “a freddo”. Ci si vede oltremanica.
Seeya!
