
A tutto Brocchi – “Non ho mai detto che al Milan non hanno avuto fiducia in me, ma che molti non mi hanno voluto capire: è diverso. Ma il Milan per me è una famiglia, preferisco non parlarne”. Anche perché, nonostante provi a nasconderlo, la ferita nella pelle di Cristian Brocchi è ancora aperta e fa malissimo. Oggi, però, il nuovo allenatore del Brescia guarda avanti, ripartendo appunto dalla Serie B: “come dice Papa Francesco, per essere grandi bisogna prima di tutto sapere essere piccoli e l’umiltà è la base di ogni vera grandezza. Per me è così. Io – confessa Brocchi nel corso di una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport – ho giocato nel grande Milan, ma non mi sono mai sentito diverso da come ero prima, non mi sono mai vantato. In carriera ho passato momenti belli e momenti brutti, ma oltre all’umiltà ho avuto equilibrio. Spero di riuscire a trasmettere questo anche ai miei giocatori”.

A tutto Brocchi – Brocchi, in panchina, confessa di ispirarsi a Cesare Prandelli: “l’allenatore conta eccome in una squadra, è quello che ha le maggiori responsabilità, che paga per primo se le cose vanno male. È la persona che dà alla squadra identità e carattere. Io non penso di essere il migliore. Ho un mio credo, idee frutto dello studio e dell’esperienza di calciatore. Ho cercato di prendere il meglio da ciascun tecnico che ho avuto, ma anche cose che non mi piacevano e che ora cerco di non ripetere. Ne ho avuti di bravi, da Ancelotti a Reja, ma scelgo Prandelli. Mi ha insegnato calcio, mi ha trasmesso tanto dal punto di vista tattico e morale, nel preparare la partita e curare i dettagli. Oggi mi rivedo in lui”. Chiosa finale su Mario Balotelli, giocatore che ha allenato nella sua brevissima parentesi alla guida del Milan: “Mario è un bravo ragazzo che sta passando un momento difficile, magari avessi potuto averlo con me al Brescia”.
