La ‘ndrangheta, la bomba carta e i 50mila euro: “Corona si voleva fingere infiltrato per incastrare Sculli” – Questa mattina è andato in scena l’ennesimo atto del processo a Fabrizio Corona. Il re dei paparazzi che si trova attualmente in prigione con l’accusa di intestazione fittizia di beni per circa 2 milioni di euro, parte dei quali ritrovati nel controsoffitto dell’appartamento della sua collaboratrice Francesca Persi ma anche conti esteri. Corona questa mattina durante l’interrogatorio si è ritrovato a rispondere alle domande del Pm che lo interrogavano sui suoi rapporti con la ‘ndrangheta calabrese ed in particolare con della sua relazione con il calciatore Giuseppe Sculli che avrebbe avuto legami con clan della criminalità organizzata.
La ‘ndrangheta, la bomba carta e i 50mila euro: “Corona si voleva fingere infiltrato per incastrare Sculli” – In particolare gli eventi rifatti affiorare questa mattina sono quelli (finora rimasti lontano dalle cronache) in cui Fabrizio Corona avrebbe dovuto collaborare con la giustizia infiltrandosi e microfonandosi per intercettare i dialoghi tra lui e Sculli in merito alla richiesta di 50mila euro che il calciatore gli avrebbe avanzato. “Doveva chiamare Sculli, dargli i soldi che questi gli chiedeva, provocarlo sulla bomba carta e farsi microfonare”. Nei pressi della casa di Corona proprio il 16 agosto scorso infatti era stata ritrovata una bomba carta che era stata legata alla richiesta di denaro in contanti ricevuta dal paparazzo da Giuseppe Sculli. Luca Izzo, commissario di Polizia, ha indagato sulla faccenda dopo che secondo quanto detto da Izzo, Corona avrebbe voluto infiltrarsi per far affiorare la verità. La collaborazione di Corona con la Polizia non si concretizzò per una non concessione da parte della Procura.
