Nuova Italia, vecchi dogmi. Di Biagio ci sei o ci fai? Balotelli resta a casa per Belotti, i numeri però non mentono!

Secondo quanto filtra dagli ambienti azzurri, Di Biagio lascerà a casa Mario Balotelli convocando come terzo attaccante Simone Zaza

Di Biagio Italia
Di Biagio LaPresse/Spada

Si parla tanto di rinnovamento ma, a guardar bene, sembra tutto come prima. Da Ventura a Di Biagio, il filo conduttore è sempre lo stesso. Balotelli a casa, senza un motivo che possa definirsi tale. Una scelta difficile da comprendere, che trascende dal fatto puramente tecnico, perché 22 gol e 1 assist in 30 partite non possono davvero passare inosservati. Chi è sicuro di presentarsi a Coverciano per preparare le due amichevoli contro Argentina e Inghilterra sono Immobile e Belotti, ma se il primo merita ampiamente la convocazione, sul secondo non ne siamo così sicuri. Solo otto i gol dell’attaccante del Torino, che scendono a cinque considerando la sola serie A. Un bottino un po’ troppo magro per avere la certezza di un posto in maglia azzurra a scapito di Balotelli, continuo ed efficace per tutto l’anno. Gli infortuni hanno sì condizionato la stagione del ‘Gallo, ma sono comunque 24 le presenze stagionali con oltre 2000 minuti giocati (2.024 per l’esattezza).

Andrea Belotti (3)
Andrea Belotti (3) LaPresse/Fabio Ferrari

Niente di tutto questo scalfisce però Di Biagio, intenzionato non solo a lasciare a casa SuperMario, ma a convocare al suo posto anche Simone Zaza (che comunque presenta problemi al ginocchio), capace di segnare la metà dei gol di Balotelli: undici contro ventidue. Non sussistendo più i discorsi sul comportamento, come ampiamente sottolineato dal ct nei giorni scorsi, l’assenza dell’attaccante del Nizza è dettata dal… momento. In altre parole, una scelta figlia del soggiogamento ad un sistema che obbliga paradossalmente il vecchio, mettendo da parte il nuovo. Buffon, Chiellini, Barzagli e la telefonata a De Rossi confermano questo trend in un ambiente scettico al rinnovamento e ancorato, ahinoi, a carte d’identità che, seppur sbiadite, restano l’unica certezza di chi siede sulla panchina della nostra povera Italia.