Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia divide il calcio: tra fiducia, scetticismo e voglia di riscatto

Il tecnico marchigiano è stato richiamato dalla FIGC con l'obiettivo di rilanciare una Nazionale reduce da un periodo estremamente complicato

Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale italiana è destinato a far discutere. A tre anni dalle dimissioni che avevano chiuso bruscamente la sua prima esperienza azzurra, il tecnico marchigiano è stato richiamato dalla FIGC con l’obiettivo di rilanciare una Nazionale reduce da un periodo estremamente complicato, culminato con la mancata qualificazione al Mondiale 2026.

Per molti si tratta della scelta dell’uomo più adatto per ricostruire l’ambiente. Per altri, invece, è un ritorno che lascia aperte diverse ferite, soprattutto per il modo in cui si concluse il suo primo mandato nell’estate del 2023.

La decisione nasce dalla convinzione che pochi allenatori conoscano il mondo azzurro come Roberto Mancini. Il tecnico di Jesi resta l’artefice del trionfo a Euro 2021, una delle pagine più belle del calcio italiano degli ultimi decenni, oltre ad aver guidato la Nazionale nella lunga serie di risultati utili consecutivi che riportò entusiasmo attorno agli Azzurri.

Nel corso della conferenza di presentazione, Mancini ha riconosciuto gli errori commessi nel 2023, dichiarando di voler riconquistare la fiducia dei tifosi attraverso il lavoro e i risultati.

“Cercherò di far giocare così bene la Nazionale che i tifosi mi perdoneranno.”

Parole che rappresentano il primo passo verso una riconciliazione con un ambiente che, inevitabilmente, si presenta ancora diviso.

Tra gli estimatori prevale l’idea che, in un momento di crisi tecnica e identitaria, servisse un commissario tecnico già esperto e capace di ricostruire un gruppo.

Secondo numerosi osservatori e dirigenti vicini al calcio italiano, il principale punto di forza di Mancini resta la capacità di creare un’identità di gioco e valorizzare giovani calciatori, come dimostrato durante il suo primo ciclo azzurro. Anche diversi sostenitori della sua città natale, Jesi, hanno sottolineato come sia “l’uomo giusto nelle situazioni di rifondazione”.

Tra gli aspetti considerati positivi:

  • conosce già struttura federale e ambiente azzurro;
  • ha dimostrato di saper costruire gruppi vincenti;
  • possiede esperienza internazionale e credibilità;
  • arriva con forti motivazioni personali dopo le polemiche degli ultimi anni.

Non mancano però le perplessità: una parte degli addetti ai lavori e dei tifosi non ha dimenticato le dimissioni improvvise dell’agosto 2023, arrivate pochi giorni prima dell’inizio delle qualificazioni europee e seguite dal trasferimento sulla panchina dell’Arabia Saudita.

Secondo i critici, quella scelta rappresentò una rottura del rapporto di fiducia con la Federazione e con i tifosi, motivo per cui il ritorno viene interpretato come un passo indietro più che come una vera ripartenza.

Le principali obiezioni riguardano:

  • la credibilità del nuovo progetto;
  • il rischio di ripartire da idee già viste;
  • la necessità di avviare un ricambio generazionale ancora più profondo.

La sfida di Mancini non sarà soltanto tecnica; dovrà ricostruire il rapporto con una tifoseria ferita da tre mancate qualificazioni mondiali consecutive e riportare entusiasmo in uno spogliatoio che negli ultimi anni ha cambiato più volte guida tecnica. La sua prima conferenza stampa è andata proprio in questa direzione, con un messaggio di responsabilità e fiducia nei confronti dei giocatori italiani.

“Ci sono calciatori bravi”, ha ribadito il nuovo commissario tecnico, sottolineando come il materiale umano non manchi e come occorra restituire serenità e convinzione al gruppo.

Nel calcio, più delle parole, contano i risultati e Roberto Mancini riparte con il peso di un Europeo vinto e con quello, altrettanto significativo, delle critiche ricevute per il suo addio del 2023. Il suo secondo ciclo sulla panchina azzurra nasce quindi tra entusiasmo e diffidenza, con un’unica certezza: riportare competitiva la Nazionale italiana sarà una delle sfide più difficili della sua carriera.

Se riuscirà a restituire gioco, risultati e identità agli Azzurri, anche le polemiche che hanno accompagnato il suo ritorno potrebbero presto lasciare spazio ai fatti.