Il Grande Torino, gli onori di casa: Chapecoense e un cielo che non smette di piangere

Oggi come 67 anni fa, la squadra del Chapecoense perde la vita in un disastro aereo. Proprio come il Grande Torino, in quel maledetto giorno di Superga

LaPresse/Marco Alpozzi
LaPresse/Marco Alpozzi

Quel 4 maggio 1949 che oggi torna così attuale. A distanza di anni, tanti. Tantissimi. Dolore sempre vivo, che oggi si ripropone ad un’altra latitudine. Colombia, sud di Medellin, aereo che precipita. 81 morti, a bordo anche la squadra del Chapecoense (Serie A brasiliana). Un guasto elettrico, forse il carburante terminato all’improvviso. Tragedia enorme, dolore destinato a rimanere in eterno.

Sessantasette anni dopo Superga, quel 4 maggio alle 17.03, quando l’aereo con a bordo il Grande Torino si schiantò contro la collina di Superga al ritorno di un’amichevole maledetta a Lisbona. E oggi, esattamente come allora, quel senso di vuoto che lascia straniti. Affranti. Distrutti. Ma con una sola certezza: gli eroi del Grande Torino oggi faranno gli onori di casa, 81 angeli in più in cielo. Quel cielo che non smette di piangere. Così come i cuori di tutti noi.