Il tifoso da bar, quello seduto al tavolino da mane a sera, che di sportivo ha come gesto vitale l’alzarsi e l’abbassarsi del gomito, lo dice da sempre: “il calcio non è più lo stesso, era meglio quello di una volta”. Lo dice portando a supporto della sua tesi esempi di partite, giocatori e allenatori che sono entrati nella storia. Lo sportivo da bar, che è sempre quello seduto al tavolino, può avere dai 20 agli 80 anni circa. È logico che, in questo ampio lasso di tempo che copre i 60 anni che dividono i due nostri supertifosi, di partite, giocatori e allenatori ne siano passati parecchi negli stadi di tutto il mondo.

Viene quindi da chiedersi, abbastanza spontaneamente, quale sia il “calcio di una volta” cui fanno riferimento quei tifosi da bar compresi fra i 20 e gli 80 anni. Pelè, mica un tifoso da bar, in occasione dell’uscita di un film su di lui (Pelè, diretto da Jeff e Mike Zimbalist, in uscita in Italia il 26 maggio), ha detto che “il calcio di oggi è soltanto business, c’è un eccesso di imprenditoria nel pallone, a lottare per i titoli sono sempre le stesse squadre, il rapporto diretto fra giocatore-procuratore e sponsor uccide i club”. Sembrerebbe quasi di sentir parlare il nostro tifoso da bar. Ma allora, viene da chiedersi ancora una volta, ingenuamente, quando è stato che il gioco del calcio ha perso la sua verginità? Quando è stato che lo sport più democratico del mondo è diventato una storia fatta solo di soldi e interessi? Quando è stato che da sport popolare il football è divenuto sport elitario? Quando è stato che, in Italia, da sport pulito e amato, il calcio si è trasformato in terra di loschi affari, scommesse e scandali? Quando, esattamente? Qualcuno sa rispondere?

