Si è tenuto oggi nella sala di Palazzo Madama la nona edizione di ReportCalcio, lo studio della Federcalcio relativo alla stagione 2017/18. Non poteva mancare all’evento il presidente della Figc, che ha analizzato i risultati ottenuti: “negli ultimi undici anni il calcio italiano ha versato 11,4 miliardi di euro al fisco e dal Coni ha ricevuto 749 milioni di euro: come dire che per ogni euro che il Governo italiano ha investito nel calcio, ha ottenuto un ritorno di 15,2 euro. Questo e’ un dato che a mio avviso deve far riflettere un po’ tutti, dando la corretta e giusta dimensione al nostro movimento. Mi preme sottolineare il contributo del calcio italiano al fisco: 1,2 miliardi di euro versati allo Stato italiano, con un incremento del 37 per cento negli ultimi dieci anni. I numeri di questo ‘Report’ testimoniano il fondamentale ruolo del calcio italiano nel sistema Paese ma anche a livello internazionale, soprattutto sotto il profilo economico, fiscale e sociale: abbiamo 28 milioni di tifosi, 4,6 milioni di praticanti, 1,4 milioni di tesserati e 568 mila partite ufficiali giocate, il 64 per cento delle quali a livello giovanile. Sono dati che rendono il calcio per distacco il principale sistema sportivo in Italia: rispetto alle altre Federazioni affiliate al Coni la nostra incide da sola per il 24 per cento dei tesserati e per il 22 per cento delle società“, ha spiegato Gravina.
Il numero 1 della Federcalcio ha poi aperto una parentesi sul calcio femminile: “c’è ancora molto da fare. Il numero delle tesserate è cresciuto ma è ancora basso. Il fantastico spot delle ragazze azzurre in Francia aiuterà ad avvicinare ancor più bambine a questo mondo. Il calcio femminile merita qualunque tipo di tutela e rispetto per la sua dignità e ne ha pieno diritto. Bisogna dare un contenuto all’espressione professionismo e accompagnare questo processo. Sì al professionismo ma ponderato e con grande attenzione, deve essere accompagnato da tutta una serie di valutazioni“, ha aggiunto.
“Dire che esiste già una legge sul professionismo per le donne è un gravissimo errore di interpretazione. Non abbiamo bisogno di citazioni di legge, quella legge la conosciamo benissimo e sappiamo anche di che anno è, del 1981. Parlare di semi professionismo nel femminile non è un atto di sudditanza o svalutazione del ruolo“, ha concluso.
