Gattuso, eccezione di un calcio che ha venduto i suoi valori: quando metterci la faccia diventa questione di cuore, non di soldi

Gattuso cede il suo stipendio ai collaboratori e si dimette: per lui il Milan, come il calcio, è stato sempre 'questione di cuore' e mai di soldi. Una lezione di stile che, per fortuna, non ha prezzo

Il finale di stagione ha portato con sè i suoi verdetti, per alcuni dolcissimi, per altri amari. Nonostante ci abbia sperato fino alla fine, Gennaro Gattuso ha perso il treno Champions League per un soffio, come in quelle scene dei film dove si vede qualcuno correre a perdifiato, ma arrivare tristemente in ritardo di qualche secondo. Il finale di stagione del Milan è stato più o meno questo: una corsa valsa unicamente a vedere Atalanta e Inter imbarcarsi per l’Europa.

Spada/LaPresse

Gattuso si sarò fermato a pensare a cosa è andato storto, ai 68 punti che sono il risultato migliore degli ultimi 6 anni, ma che non sono valsi quella Champions che lui, da calciatore, ha vissuto a più riprese con la solita indole battagliera, alimentandosi con le forti emozioni che solo due Coppe dei Campioni vinte (2003 e 2007) possono regalare. Accontentarsi di un’Europa League, che forse verrà sacrificata sull’altare del Fair Play Finanziario, sarà lo stesso? Il Milan del resto deve sistemare i conti: una bella vagonata di milioni dall’Europa avrebbe fatto comodo, altro che ‘musichetta Champions’ e le emozioni delle grandi notti europee.

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È lo specchio del calcio moderno, nel quale il fatturato conta più del risultato e i soldi sono sempre al primo posto. Beato chi può spendere in maniera quasi illimitata come PSG e Manchester City, chi può permettersi oltre 200 milioni per Neymar, 180 per Mbappè o pagare il proprio allenatore 20 milioni di sterline l’anno (circa 23 milioni di euro). Vincere o perdere passa in secondo piano: i top player portano sponsor, fanno vendere biglietti e contratti tv. ‘It’s business’. Se qualcosa poi non funziona basta scambiarsi giocatori come figurine, o magari esonerare l’allenatore e si riparte, tanto di campionato e coppe varie ne inizieranno sempre di nuove.

Gattuso
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A proposito di esoneri, il Milan è rimasto sempre incerto sul da farsi: la stagione non è stata fallimentare, ma è stato fallito l’obiettivo principale. Gattuso ha dunque dato una mano alla squadra che ha ‘servito’ prima da calciatore e successivamente da allenatore, prendendo personalmente in mano la situazione. Dimissioni, con relativa rinuncia a circa 5 milioni di stipendio derivanti dalla restante parte del suo contratto. Soldi con i quali verranno pagari circa 2 anni di contratto a tutto il suo staff, persone che si sarebbero trovare di colpo disoccupati, senza aver avuto alle spalle una carriera da calciatore, stipendi a 7 cifre con i quali mantenere le proprie famiglie, o l’opportunità di trovare subito un altro lavoro con la stessa velocità con la quale un allenatore si siede su un’altra panchina.

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Gattuso è un uomo vecchia scuola. I suoi valori li ha ben saldi: le urla in allenamento ai giocatori, le parole di conforto fuori dal campo; l’etica del lavoro e quella della famiglia; mettere l’aspetto umano prima di qualsiasi altra cosa come nei casi Biglia-Kessiè e la lite con Bakayoko, risolte ‘da uomini’, senza rancore, faccia a faccia. Gattuso la faccia ce l’ha messa l’ultima volta decidendo di dimettersi: “rinuncio a due anni di contratto? Sì, perché la mia storia col Milan non potrà mai essere una questione di soldi“. In un mondo in cui tutto ha un prezzo, per fortuna c’è qualcuno che ancora non si lascia comprare.