Ieri mattina Claudio Lotito, presidente della Lazio, insieme a Wallace e Felipe Anderson nelle vesti di rappresentati della squadra, ha deposto 3 corone di fiori al Tempio Maggiore. Il gesto è stato fatto per onorare la memoria delle vittime dell’antisemitismo, legate ai tragici fatti della Seconda Guerra Mondiale. Davanti alle telecamere Lotito ha condannato aspramente l’episodio scocertante che ha visto protagonisti una parte dei tifosi della Lazio che, durante il match di domenica contro il Cagliari, hanno riempito la curva di ‘figurine’ che ritraevano Anna Frank con la maglia della Roma.

In questo modo, la S.S. Lazio avrebbe dimostrato di prendere le distanze da quanto accaduto. Avrebbe… Un clamoroso retroscena, pubblicato da ‘Il Messaggero‘, è pronto a gettare benzina sul fuoco in merito a questa spinosa vicenda. Durante il volo che lunedì sera ha portato Lotito da Milano a Roma, diversi passeggeri hanno testimoniato di aver sentito Lotito lamentarsi dell’iniziativa che il giorno successivo sarebbe stato ‘costretto‘ a fare. “Il rabbino sta a New York. Er vice-rabbino ci sarà? Non valgono un cazzo questi. Hai capito come stamo? Famo sta sceneggiata“, avrebbe detto Lotito, molto infastidito ai suoi collaboratori.

Una condanna quindi ‘apparente’, un sceneggiata, una definizione che unita a quella di ‘teatrino‘, come la parte più estremista del tifo laziale ha descritto la mobilitazione mediatica in merito alla vicenda, rischia di dare un’immagine di un calcio italiano razzista e antisemita. Non solo un’immagine, forse invece si tratta della nuda e cruda realtà. Una parte del tifo italiano, che rispecchia una minoranza della nostra società, continua dimostrarsi ostile alla diversità, omofoba, razzista e anche antisemita. Il calcio diventa veicolo di messaggi di chiusura e avversione e odio verso chiunque non sia ‘come noi’: che esso sia nero, gay o semplicemente tifoso di un’altra squadra. E per giustificare il tutto basta deporre qualche corona di fiori, fingere comprensione e condannare davanti alle telecamere. Per poi bollare la vicenda come uno sfottò, uno scherzo, semplice ironia alla quale i tifosi hanno DIRITTO.

‘Ironia‘ che nella sola Capitale, dopo il ‘Rastrellamento del ghetto di Roma‘, ha condannato ai campi di sterminio 1 259 persone, di cui 689 donne, 363 uomini e 207 bambini. Solo 16 persone sopravvissero.
