Ex Parma uccide madre e sorella, le testimonianze: “dalla depressione alle cattive compagnie, la strana storia di Solomon”

Il calciatore Solomon Nyantakyi è accusato dell'omicidio della madre e della sorella, l'ex Parma raccontato con gli occhi di chi gli ha fatto da allenatore e cerca di spiegare l'atroce gesto

Il suo sogno era quello di diventare una stella del calcio, ma con ogni probabilità trascorrerà il resto della sua vita in galera. Solomon Nyantakyi, 21enne calciatore ghanese cresciuto nel settore giovanile del Parma, ha confessato di avere ucciso martedì sera la madre, Nfum Patience di 43 anni, e la sorellina 11enne, Magdalene. Solomon, che dopo aver compiuto il duplice delitto ha spento il telefono cellulare per provare a darsi alla fuga, ma è stato fermato dai Carabinieri a Milano e dopo una notte di interrogatorio ha confessato l’atroce duplice omicidio.

Ora a cercare di capire le motivazioni che l’hanno spinto all’atroce gesto c’è il passato documentabile di una stella, meglio una meteora, del calcio, spentasi troppo presto. Salomon era ‘fortissimo’ sostengono in molti, ma il fallimento del Parma gli aveva tagliato le gambe. Tanti i calciatori allenatori che l’hanno conosciuto e che ora lo ripensano non come un uomo cattivo nonostante ciò che ha fatto. “Era un ragazzo tranquillo, non avrebbe fatto male a una mosca – racconta Lucarelli come riportato dalla Gazzetta dello Spot –. Sapevo che, dopo il fallimento del Parma, aveva avuto problemi di depressione. Avevo cercato di aiutarlo, l’avevo portato al Tuttocuoio, in Lega Pro, ma dopo due settimane di ritiro Solomon se n’era andato. Gli mancavano gli amici e la famiglia, così mi aveva detto”. Anche l’ex ct della Nazionale italiana Roberto Donadoni ne parla in questi termini: “un giovane educato e piuttosto taciturno. L’ho convocato diverse volte e non ho mai avuto problemi con lui”. 

Le testimonianze della sua apparente tranquillità però non collimano con quella di Herman Crespo, suo allenatore più di recente. Per la stagione 2013-2014 infatti l’argentino ebbe tra le fila della Primavera del Parma proprio un Salomon non come quello descritto da Lucarelli e Donadoni. “Era un tipo complicato. – ammette l’ex calciatore dell’Inter – Tutti me ne parlavano benissimo, dicevano che era un fenomeno, ma io non lo vedevo tanto superiore agli altri. Era sotto contratto, guadagnava duemila euro al mese. Però era incostante, non s’impegnava, non aveva un atteggiamento positivo. Ne parlai con i dirigenti e lo lasciai fuori dopo che gli avevo fatto giocare una ventina di partite. Avevo saputo che frequentava gente strana, vicino alla stazione, che andava a vendere merce contraffatta. Insomma, un ragazzo non semplice. In quel periodo, che è anche il periodo del fallimento, dallo spogliatoio erano spariti degli oggetti, ma non si seppe mai chi era stato… Comunque, quando ho saputo del duplice omicidio, per me è stato uno choc. D’accordo, Solomon era un ragazzo difficile, ma addirittura ammazzare la madre e la sorella…”.

L’ultima testimonianza sulla vita travagliata di Salomon la dà Gigi Apolloni, allenatore del Parma quando finì tra i Dilettanti dopo il fallimento della società. L’ex difensore lo rivolle in squadra: “aveva provato con il Tuttocuoio e con l’Imolese, e aveva fallito. – racconta – Allora gli ho detto: “Vieni con noi”. Agli allenamenti si presentava una volta su tre, non era mai puntuale e, anche se si vedeva che aveva ottime doti tecniche, non potevo certo tenerlo. In quel periodo lavorava come muratore: doveva portare i soldi a casa, non navigavano nell’oro. Così decidemmo di tenerlo nel settore giovanile. Ma, dopo un po’, di lui si persero le tracce”.