E’ un finale di campionato più emozionante sotto il profilo umano piuttosto che sotto il profilo sportivo dove il campo, ormai, ha quasi delineato quello che sarà il futuro di tutti i verdetti. Inizia allo stesso tempo a delinearsi il mutamento generazionale che il calcio fa vivere e che ci accompagna in una sorta di passaggio obbligatorio, così come la vita, che si concretizza con l’addio ufficiale al calcio di coloro che, come un percorso ad ostacoli o una staffetta da completare, al termine consegnano la fascia ed il compito, sempre più arduo, di portare avanti una missione.
Ciò che si lascia oltre la fascia è anche uno spazio vuoto difficile da colmare nel calcio. Un ultimo saluto, una sorta di consegna simbolica, un augurio ai più giovani di un calcio moderno si….. ma più romantico.
Sappiamo di vivere in un epoca di profonda trasformazione che sta mettendo in vero dubbio anche l’etica sportiva del mondo del calcio e per questo storie belle di calcio, se pur segnando la fine della carriera o l’addio di un rapporto professionale di lungo termine con una città, ci emozioneranno e ci emozioneranno sempre.
Ieri le lacrime di Manuel Pasqual e Gianpaolo Bellini hanno commosso non solo tifosi ma tutti gli amanti di questo stupendo sport. Terzino e capitano della fiorentina Manuel Pasqual, in scadenza di contratto, non vede rinnovato il contratto e tra le lacrime saluta dopo 11 anni i tifosi gigliati.

Lacrime che scandiscono parole sincere di un giocatore legatissimo alla sua gente ed al suo pubblico. Con 356 partite oltre le sue sgroppate sulla fascia e assist i viola ricorderanno la sua passione, la sua umiltà e il suo attaccamento alla maglia viola. Gianpaolo Bellini saluta, s’inchina davanti alla propria curva, si emoziona e con una sciarpa in alto, si commuove seduto davanti alla sua tifoseria, quella bergamasca, che con sciarpe tese al cielo lo accoglie e lo saluta per l’ultima volta con una gigantografia del suo volto.

Una vita intera passata con indosso una sola maglia, quella della dea, dai primi calci alla prima squadra. Bellini con la maglia nerazzurra è il calciatore che ha collezionato più presenze in campionato (396) e bandiera incondizionata, con la maglia numero 6, in un silenzio commovente ci saluta così: “voglio ringraziare tutti”– ha detto – “partendo dai miei compagni e da tutti gli allenatori che ho avuto per finire con i tifosi. Perché voi tifosi siete l’Atalanta, noi in campo abbiamo l’onore di indossare questa maglia ma passiamo, dopo 20 anni o dopo 6 mesi, comunque passiamo. Ringrazio la mia famiglia, mia moglie e i miei bambini, mio papà e i miei fratelli. E mi piace pensare che proprio oggi, giorno della festa della mamma, io sia qui a festeggiare l’ultima partita a Bergamo. Auguri mamma”.
Ultime bandiere di provincia, osa chiamarli qualcuno. Noi diremmo solo bandiere che si ammainano e si conservano in attesa di tirarne fuori delle altre, così come sicuramente, le squadre di provincia continueranno a regalare favole anche grazie a uomini come Gianpaolo Bellini e Manuel Pasqual che hanno scritto la storia della società sulle basi del rispetto, dell’agonismo, correttezza e attaccamento alla maglia.

Sicuramente negli ultimi mesi le vicissitudini che hanno accompagnato il capitano bandiera della Roma Francesco Totti e l’annuncio di ritiro da parte di Luca Toni hanno sicuramente messo in evidenza ciò che emerge dallo scontro attuale di un calcio in continuo mutamento e la nostalgia di valori che sembrano allontanarsi. Da un lato il calcio-bussiness, vendita dei diritti tv, sponsorizzazioni, merchandising e società di calcio pronte a guardare il proprio pubblico come potenziale consumatore, dall’altro migliaia di persone che intendono il calcio così com’è nato.

Il calcio come una festa dove si coagulano elementi rituali, simbolici, sentimentali, che, al di là del gioco e dello spettacolo, costituiscono la vera ragione della passione per il calcio: il riconoscersi in una squadra, nella sua storia, nella sua tradizione, nei suoi colori, maglie e nelle sue bandiere. Le bandiere rimangono nella memoria di molti tifosi grazie all’impegno, alla correttezza e alla fiducia nei confronti di un popolo. Si crea un legame, difficilmente indissolubile, tra tifosi e giocatori che va oltre i valori simbolici dello sport e che lega spesse volte un uomo e la sua vita ad un luogo, alla gente ed ai colori di una città. La maglia sudata ed onorata, è quello che chiedono i tifosi ai propri giocatori. La maglia come vessillo di battaglia e simbolo di appartenenza

Rifugiarsi nella nostalgia potrebbe essere errato ma diventa inevitabile pensare al futuro preservando determinati valori di questo sport. Il calcio però resta una fede, una “malattia” che porta comunque a vedere oltre, a dannarsi l’anima ugualmente tutte le domeniche nonostante tutto, a sostenere la propria squadra in un contesto sempre più globalizzato e continuare a farci credere in quei valori che questo bellissimo sport continua ad offrirci: rispetto e il calcio come modello basato su solidarietà, competizione e opportunità sociale per tutti.
