
La passione di Antonio Conte. Senza voler essere blasfemi, ma a guardare il viso del commissario tecnico della Nazionale nel corso della sfida tra Italia e Bulgaria non riusciamo a trovare termine più appropriato. Una telecamera puntata addosso per tutto il corso dei 90’ a percepire ogni sfaccettatura del comportamento dell’ex allenatore della Juventus, che corre, suda, si dispera, prega e impreca per tutta la gara senza fermarsi un solo secondo. Quasi tarantolato.

Si potrebbe dire che ha quasi faticato di più rispetto a qualcuno dei giocatori scesi in campo, ma con i tre punti in tasca e l’Europeo così vicino è una battuta che riponiamo volentieri in fondo al cassetto. Dopo il gol di De Rossi su rigore, i replay sono tutti per lui: viso trasformato dalla gioia ed esultanza che il popolo bianconero ha imparato ad amare nel tempo. Niente ‘esclusiva’ come i tifosi della Juventus speravano/immaginavano, ma vabbè, ne trarrà vantaggio lo spirito patriottico.

Le mani giunte di Conte riportano alla memoria la bottiglietta di acqua benedetta che Giovanni Trapattoni, suo predecessore sulla panchina azzurra, portava con sé nel taschino della giacca: il rituale al Trap non ha portato fortuna, il popolo italiano spera che a Conte vada meglio. Mani giunte o meno, alla fine conta il risultato. Azzurro mistico. Cinici o blasfemi che a dir si voglia.

