
Grazie Presidente. Il ringraziamento è d’obbligo. La ‘P’ maiuscola anche. Il motivo è semplice: ogni tifoso del Milan ha degli splendidi ricordi legati alla presidenza Berlusconi e, va da sè, come i grandi successi degli ultimi 31 anni abbiano aiutato a forgiare la leggenda del Milan di un solo ed unico Presidente. In Italia come in tutto il resto del mondo, il Milan ha fatto storia, scuola, moda. Dal giorno 0, l’inizio dell’era Berlusconi, quel fatidico 1986 nel quale un eccentrico imprenditore milanese rilevò una società sull’orlo del fallimento (e della retrocessione), ad oggi, la bacheca rossonera si è riempita, le vittorie sono arrivate come se piovesse, il climax del godimento dei tifosi milanisti ha toccato apici mai visti prima.

Ieri il passaggio di consegne, la firma sul contratto che farà diventare il Milan cinese. Un’era che termina, come fosse un sole che tramonta e, ironia della sorte, risorge alto nel cielo d’oriente. Per quanto il nuovo Milan potrà essere ricco e magari vincente, ciò che ha costruito Berlusconi avrà sempre il suo posto nella storia di un calcio che sta per estinguersi. Quello fatto di amore e passione. Il rapporto fra Berlusconi e il Milan è stata infatti una splendida storia d’amore, vissuta in giro per il mondo, certificata da polaroid indimenticabili che vanno da Bacellona a Vienna, passando per Atene e Manchester, arrivando fino alle esotiche Yokohama e Doha. Viaggi dai quali si è sempre ritornati con qualche souvenir, in genere una splendida coppa, in Italia. Già, l’Italia, Paese da sempre nel cuore del Presidente, tanto da prestare particolare attenzione nel mantenere un’essenza tricolore nel suo Milan. A campioni del calibro di Van Basten, Shevchenko, Kaka si sono affiancati i Maldini, gli Inzaghi i Gattuso. Un mix perfetto che ha reso il Milan bello e vincente.

A tal proposito: sommelier del bel calcio, mecenate del talento, esteta della fantasia, Berlusconi ha posto come caposaldo della sua visione calcistica lo spettacolo. “Vincere e convincere attraverso il bel gioco: in Italia, in Europa e nel mondo”, il mantra da rispettare. Da leggere in quest’ottica la scelta di Sacchi, promotore di un calcio totale che ha posto le basi per la leggenda rossonera, così come l’acquisto di giocatori dalla tecnica sopraffina, incastonati in moduli offensivi e spettacolari, mirati ad imporre il proprio gioco, affascinante e spettacolare. Guai a giocare un calcio difensivista, mai lasciare il pallino del gioco agli altri. Il Milan deve, per DNA, vincere e divertire. Celebri le storie a metà fra realtà e leggenda di moduli imposti, alberi di natale ancelottiani riposti in soffitta, 4-2-4 fantasia e tattiche studiate al telefono con gli allenatori. Berlusconi è stato sempre presente, a volte amorevolmente assillante, ma mai invadente.

La sua presenza anzi, è sempre stata uno stimolo per staff e giocatori: celebri le sue discese in quel di Milanello con tanto di elicottero personale. Un segnale dirompente di un Milan che doveva assomigliargli: carismatico, elegante e vincente. Così è stato per 31 anni: la musica rossonera suonava le note dei campioni. Dall’era Sacchi a quella di Capello, passando per la conquista europea di Ancelotti e il ritorno da protagonista in Italia con Allegri.
Poi sono cambiati i tempi, è cambiato il calcio. Quella carica di visionaria novità che Berlusconi aveva portato in passato non è rimasta al passo con i tempi. Non per colpa sua, sia chiaro. L’evoluzione del calcio è stata strana: i soldi l’hanno fatta ancora una volta da padrone, non quelli italiani questa volta, ma quelli che portano con se quell’inconfondibile odore aspro del petrolio. L’euro nostrano è fuori competizione. Contemporaneamente le casse societarie hanno iniziato a svuotarsi, il lusso degli anni passati è andato scemando.

Crisi economica e guai giudiziari hanno fatto il resto. L’ultimo regalo è stato Ibrahimovic, coinciso con l’ultimo scudetto. Poi gli ultimi anni passati fra austerity, rinnovamento e ringiovanimento. Anche un tipo orgoglioso come Berlusconi se n’è reso conto: il momento di chiudere il ciclo era ormai giunto. Il nuovo che avanza ha gli occhi a mandorla e una vagonata di milioni pronti a far rinascere il Diavolo dalle sue ceneri. Il nuovo Milan guarda al futuro, i tifosi invece al passato. Gioie, dolori, vittorie, sconfitte, tanti tanti tanti trofei. Soddisfazioni. Passione. Il mio Milan sarà sempre il tuo Milan: grazie di tutto Presidente.
