
“Adesso penso solo a leccarmi le ferite”, prima l’applauso sentito ai tifosi sotto la curva. Prova a trattenere a fatica le emozioni, Diego Simeone. “Quello che hanno dato i ragazzi è stato il massimo su ogni pallone, lo sforzo è stato tremendo dall’errore su rigore di Griezmann. In campo, ho detto loro di non piangere, perché questo è il destino e il destino oggi non era dalla nostra parte“. L’aveva immaginato diverso l’epilogo di San Siro ‘el Cholo’: immaginava la rivincita dopo quella notte di Lisbona di due anni fa. E invece… ancora Sergio Ramos, poi i rigori, Cristiano. La morte del Cholismo come modo di essere, stile di vita vincente. Religione.

“Io son un esteta, Simeone ha un temperamento argentino e trasmette ai giocatori cose che a me non piacciono, però è un grande allenatore”, aveva sentenziato Ronaldo, il fenomeno, qualche giorno fa. Una profezia che il campo di San Siro ha trasformato in realtà. Perché guardando il match la sensazione che si percepiva era una e ben precisa: gli Dei del calcio preferiscono il bel gioco, non c’è altra spiegazione. Quel rigore di Griezmann altrimenti non avrebbe rischiato di buttare giù la traversa, i centimetri di fuorigioco di Sergio Ramos sarebbero stati rilevati ed il gol annullato. Juanfran, magari, sarebbe ancora lì sul prato ad esultare se quel pallone maledetto fosse entrato in porta.

Stile di vita, il Cholismo. Diventato anche materia di studio ad Harvad. Corsa, grinta e tanta fede: una religione che Simeone ha divulgato ad un popolo portato per natura ad apprendere. Una fede mistica che gli Dei, pur non apprezzando la dottrina, hanno premiato con una Liga: ma la Champions no, la Champions League è un’altra cosa. Il Da Luz, San Siro, due anni dopo e ancora un filo conduttore blanco: Sergio Ramos, Cristiano. I rigori. Il Cholismo è morto, ma senza pianti. Il suo profeta, Simeone, non apprezzerebbe.
