
Il 10 e il 13 novembre l’Italia sarà impegnata in un doppio appuntamento da non sbagliare. La Nazionale azzurra affronterà la Svezia in due sfide, l’andata a Solna e ritorno a San Siro, che daranno l’accesso ai Mondiali di Russia 2018 alla vincente. Dopo le magre figure di Sudafrica 2010 e Brasile 2014, l’Italia non può permettersi di mancare addirittura l’accesso alla kermesse mondiale, ipotesi che sarebbe un vero e proprio disastro per il movimento calcistico tricolore, tornato a livello di club, fra i migliori d’Europa. Quest’oggi il ct Giampiero Ventura ha diramato la lista dei convocati, apportando qualche modifica al gruppo che ha giocato i gironi di qualificazione. Si possono notare con una certa sorpresa due nuovi innesti: il primo è Jorginho a centrocampo, un vero e proprio mistero, viste le buone stagioni al Napoli, le mancate convocazioni precedenti sia da parte del Brasile che dell’Italia, del regista partenopeo; l’altro è Simone Zaza che ha saputo riconquistarsi la Nazionale a suon di gol dopo l’ottimo inizio di stagione a Valencia.

Sui nuovi innesti niente da dire, a far discutere però è un’assenza davvero rumorosa. Se si guarda al reparto degli attaccanti, si possono leggere i nomi di: Belotti, Eder, Gabbiadini, Immobile e lo stesso Zaza. Chi manca? Il solito Mario Balotelli. L’ex centravanti di Inter e Milan continua a essere praticamente invisibile agli occhi di qualsiasi commissario tecnico dell’Italia. Lo è stato in principio per Antonio Conte, lo è adesso per Giampiero Ventura. L’inclusione di Zaza smonta quasi tutte le scusanti dietro le quali qualsiasi detrattore di Balotelli avrebbe potuto nascondersi fino ad oggi:
- Gioca in un campionato meno competitivo della Serie A: escluse le big, il divario nel confronto fra le altre squadre di Francia e Spagna non è poi così abissale, e il Valencia di Zaza è più forte del Nizza di Balotelli.
- Le intemperanze caratteriali: Zaza è sempre stato un giocatore con un certo caratterino, smussato poi con il passare del tempo. Lo stesso dicasi di Balotelli, ormai padre di due figli e al centro delle cronache sportive solo per le prestazioni in campo con il Nizza.
- Il rendimento: nella passata stagione Zaza, fra West Ham e Valencia, ha totalizzato 6 gol in 28 presenze, mentre quest’anno sta vivendo una stagione fantastica con 9 gol in 11 partite (39 partite – 15 gol il totale). Balotelli ha chiuso il 2016 con 15 gol in 23 partite, mentre in questa stagione ha già firmato 5 reti in 7 presenze (30 partite – 20 gol il totale).
- Il ruolo: se Balotelli fosse penalizzato perchè ‘doppione’ degli straordinari Belotti e Immobile, non si spiegano le convocazioni di Zaza e Gabbiadini. Balotelli ha inoltre caratteristiche legate al tiro da fuori area, al dribbling e alla tecnica di base non comuni agli altri 4 appena citati.
- È difficile riconquistare la Nazionale dopo gli episodi: la brutta prova al Mondiale 2014 di Balotelli, il rigore ridicolo calciato da Zaza contro la Germania ad Euro2016.

In merito all’ultimo punto ci sarebbe da discutere. Balotelli paga una sorta di ‘esclusione a priori’, mascherata dal ricordo delle sue intemperanze caratteriali, ma che in realtà ha un’altra origine. Per ricercarla basta tornare indietro ai Mondiali del 2014. Dopo il contestato ko dell’Italia contro l’Uruguay di Suarez, diversi senatori azzurri si sono sfogati a caldo dopo il match, prendendosela con i ‘più giovani’, colpevoli di non meritarsi la maglia azzurra. Singolari le parole di Buffon:
“io penso che d’ora in poi nell’Italia debba giocare solo chi merita sul campo con i fatti di vestire questa maglia così importante, e non che viene convocato così per sentito dire, per quello che vorrebbe o potrebbe fare, per quello che si dice possa fare ma poi non lo fa mai […] Si sente dire che c’è bisogno di ricambi, che Pirlo, Buffon, Barzagli, De Rossi sono vecchi, ma poi quando c’è da tirare la carretta sono sempre questi in prima fila […] Quando si va in campo si deve fare e non basta più ‘vorrebbe fare’ o ‘farà’”.

All’epoca andava di moda giocare al tiro al bersaglio contro SuperMario, relegato da influenti personalità di spogliatoio, al ruolo di reietto in un’Italia che, sotto la guida carismatica di Conte, ha fatto finta di riuscire a sopperire alla mancanza di talento davanti con la grinta e il sudore. Con Ventura il sistema ha iniziato a scricchiolare, preda di risultati e gioco che latitano. Balotelli è vittima di un’ingiustizia, l’Italia di preconcetti, vuoti di personalità e forse anche di memoria: l’ultima Nazionale che ci ha fatto innamorare davvero la guidò in finale di Euro 2012 proprio Balotelli, sconfitta solo dalla Spagna più forte di sempre.
