
Milan, le verità di Pato – “Berlusconi per due volte ha cercato di trattenermi. La prima nel gennaio 2012: non andare al Psg non fu una mia scelta. Barbara Berlusconi mi disse che suo padre voleva parlarmi, il presidente mi chiamò mentre facevo colazione e mi disse: “Tu non andrai via, sei il nostro simbolo”. Ho rispettato la sua volontà”, Alexandre Pato si racconta alla Gazzetta dello Sport e torna a parlare del suo mancato approdo al PSG che bloccò l’arrivo di Tevez al Milan. A bloccare l’affare fu Berlusconi per volontà della figlia Barbara (all’epoca fidanzata di Pato), ma il flop del brasiliano al Milan fu clamoroso.

Milan, le verità di Pato – Poi, dopo un anno dal mancato approdo al PSG, l’addio: “continuavo ad avere problemi fisici. Per Berlusconi ero sempre incedibile, ma andai da lui e lo convinsi. Gli dissi che era per il mio bene. Dovevo ritrovare fiducia nel mio corpo. Qualcuno, anche nel Milan, mi disse che non sarei più riuscito a giocare, ma io sapevo che non era così. Per questo sono andato via. Dovevo cambiare modo di allenarmi e i tempi di recupero. Al Corinthians in 20 giorni mi hanno modificato la preparazione e ho ricominciato a stare bene”, prosegue Pato.

Milan, le verità di Pato – Pato che oggi gioca in Cina, nella squadra allenata da Fabio Cannavaro. A proposito di allenatore, il brasiliano non nasconde i problemi con Max Allegri e lancia una stoccata all’attuale allenatore della Juventus: “il nostro era solo un rapporto giocatore-allenatore, zero contatti fuori dal campo. Però i più vincenti, anche in Europa, sono quelli che creano empatia con i loro uomini: Ancelotti ne è la dimostrazione”. Poi l’apertura al ritorno in Serie A: “sono innamorato dell’Italia: oggi sto bene qui in Cina e sono felice di contribuire a questo progetto di sviluppo del calcio, in futuro chissà. Se accetterei una eventuale proposta dell’Inter? Sì, sono un professionista”.
