
“Koulibaly? Non avrei fermato la gara. Sono cori da stigmatizzare, ma non credo siano razzisti, anche noi abbiamo giocatori di colore e vengono trattati bene. Queste cose non devono succedere, è chiaro”. No, Pioli così non va. E ci dispiace che uomo che di calcio ha sempre vissuto, da giocatore prima e da allenatore poi, possa in qualche modo giustificare il comportamento dei tifosi della Lazio. Che sarebbero potuti essere del Milan, della Juventus, della Roma, del Napoli o dell’Inter. Cambiava niente, perché certi discorsi superano bandiere e tifo. Quanto visto all’Olimpico ieri non è di certo, purtroppo, una novità: successe a Zoro in un Messina-Inter, successe a Constant, successe a Boateng. Succede spesso a Balotelli. Succederà ancora a chi ha come unica ‘colpa’ quella di avere il colore della pelle nera.

Evidentemente, il solo gesto di buon senso di sospende il match da parte dell’arbitro non può bastare, ma ad oggi il regolamento più di questo non permette. Bisogna irrigidire i provvedimenti, presto anche. “Dobbiamo fare i complimenti a Irrati, la situazione stava diventando imbarazzante. Eravamo tutti dispiaciuti per Koulibaly. Penso – spiega Sarri nel post gara – comunque che lui sia sereno, perché è molto intelligente ed equilibrato ed è aiutato anche dai compagni”. E anche da alcuni avversari, Keita Balde su tutti. Perché, Pioli, stigmatizzare certi comportamenti è cosa buona e giusta, mettere una mano sulla spalla ad un ragazzo in difficoltà lo è ancora di più. Provare a dire che non si tratta di razzismo, beh questo assolutamente proprio non va. Così come tentare, ancora una volta, di far finta di niente.
