Caso Anna Frank – Come ci si sente ad essere dall’altra parte?! La satira colpisce i tifosi della Lazio ma ‘lo scherno non è reato’ e adesso è troppo tardi per indignarsi

La satira prende di mira i tifosi della Lazio dopo il 'caso Anna Frank' e i supporters biancocelesti si indignano: adesso il semplice 'scherno' diventa reato?

Quella di Anna Frank non è più una vicenda legata a doppio filo alla storia della Seconda Guerra Mondiale, adesso è diventato un ‘caso’ mediatico, dai risvolti… sportivi! In Italia c’è un particolare talento nel far parlare di sè quasi unicamente per eventi negativi e il mondo del pallone, anche questa volta, non ha perso occasione di ripetersi. Protagonisti della vicenda i tifosi della Lazio (la minoranza più estrema precisiamo), che ha pensato bene di dar sfogo a tutta la propria geniale goliardia tappezzando l’Olimpico di ‘figurine’ raffiguranti Anna Frank con la maglia della Roma.

LaPresse/Vincenzo Livieri

Un gesto riprovevole che ha fatto indignare l’opinione pubblica e le più alte cariche del calcio italiano, fortemente condannato, ma non all’unanimità. Se infatti la Serie A ha provato a lavare l’immagine del calcio tricolore con una serie di iniziative isolate, dal dubbio seguito e che andranno ben presto dimenticate, è interessante la posizione della Lazio in merito alla vicenda. Il presidente Claudio Lotito, in una apparente versione a due facce, ha condannato la vicenda davanti alle telecamere, dimostrando tutta la sua vicinanza alla comunità ebraica di Roma, per poi essere stato colto in flagrante (stando a quanto riportato da ‘Il Messaggero’) nel definire il suo gesto una sceneggiata.

E i tifosi? La parte più estrema degli ultras biancocelesti continua imperterrita a marciare sulla propria strada: ‘lo scherno non è reato’. La minoranza del tifo biancoceleste non si è dimostrata minimamente pentita del gesto, anzi ha rivendicato con orgoglio il diritto a manifestare la propria ironia-ultras senza nessun tipo ti limitazione. La satira allora ha risposto con la stessa moneta.

Il Fatto Quotidiano ha realizzato due vignette sulla vicenda. La prima raffigura ‘la porta della Lazio‘, con su scritto ”Arbeit Macht Frei” – “Il lavoro rende liberi’, chiaro riferimento ai cancelli di diversi campi di concentramento nazisti. La seconda raffigura invece la maglia della Lazio ‘disegnata’ da Anna Frank: una divisa che richiama quelle dei lager nazisti, realizzata a strisce bianche e celesti.

LaPresse/Fabrizio Corradetti

Scherno, ironia, satira. Non questa volta. I tifosi della Lazio hanno espresso tutto il loro dissenso sui social, dichiarandosi indignati per le vignette a sfondo antisemita. Ma adesso non è forse tardi per una condanna del genere? Fin quando a parlare è la parte pulita del tifo, il padre di famiglia che va allo stadio con i figli ma anche i ragazzi che in curva sostengono la propria squadra in maniera corretta e rispettosa verso lo sport e gli avversari, gli si può anche dare ragione. Loro in tutto questo non c’entrano. Sono stati tirati in ballo nella grande cloaca mediatica nella quale ci tengono a essere protagonisti gli altri.

E non stiamo parlando nemmeno di chi ha compiuto il gesto. Loro a dirla tutta, se continuano ad essere coerenti come lo sono stati fino ad ora, dovrebbero farsi una grassa risata ‘condividendo’ l’idea che sta alla base delle vignette, la stessa che, secondo loro, giustifica la ‘romanista’ Anna Frank. Si indigna il tifoso medio della Lazio, quello immobile a metà strada, indeciso se condannare una figurina antisemita e andare contro la propria squadra. Quello che è consapevole che forse si è ‘oltrepassato un limite di decenza’, ma che prova a giustificare gli ultras con i quali condivide la stessa fede calcistica, nascondendosi penosamente dietro a ricorsi storici, al ‘se lo hanno fatto loro possiamo farlo anche noi’, a concetti poco chiari di ironia e satira. Il momento di indignarsi è passato da tempo.

Anna Frank è morta di tifo nel 1945 a Bergen Belsen e nel 2017 in Italia, per lo stesso motivo.