Capello, verità Juventus – Grande giocatore, allenatore di fama internazionale, Fabio Capello apre un nuovo capitolo della sua vita professionale, raccontando a Fox Sports le grandi stagioni vincenti con Milan, Roma, Juventus e Real Madrid e intervistando grandi allenatori. Dal suo arrivo a Vinovo, all’incontro con Andrea Agnelli fino all’esplosione tecnica di Ibrahimovic. All’interno della terza puntata di ‘Collezione Capello’ dedicata all’annata con la Juventus, in onda questa sera alle 23.00 su Fox Sports, l’ex ct di Inghilterra e Russia ha dichiarato: “E’ vero che avevo detto che non ero interessato ad allenare la Juventus. Verissimo e lo confermo. Ma dopo 5 anni di Roma ero esausto. Mi incontrai con Moggi e Giraudo a Milano e fummo subito d’accordo su tutte le decisioni: dal mercato al fattore economico quindi fummo molto rapidi, molto veloci e molto professionali senza troppi fronzoli. Alla Juve non c’era da lavorare, dovevo fare solo l’allenatore che è una cosa bellissima”.
Capello, verità Juventus – “Volevo Ibra già alla Roma – prosegue Capello – Fu acquistato per un prezzo irrisorio di 22 milioni più il pagamento di 4 milioni e qualcosa all’anno. A livello societario era una spesa ridicola. Ibrahimovic quando calciava nei primi tempi rompeva i vetri della palestra dietro la porta. Lo impostammo a calciare perché aveva 46 di piede e una postura particolare e lui si impegno’ tantissimo. Anche di testa era scarso ma con esercizi su esercizi migliorò tantissimo”. “Un colpo da maestri fu l’acquisto di Fabio Cannavaro. Giocava all’Inter e dicevano che aveva il ginocchio rotto. Fu Mino Raiola, l’agente, che fece tutto convincendo Moratti a fare lo scambio alla pari con Canini, terzo portiere della Juve all’epoca“. “Un giocatore che mi ha sempre entusiasmato e’ stato Nedved. Con lui non si lavorava mai abbastanza, non ci si allenava mai abbastanza. Era un giocatore di qualita’, di esemplarita’ unica e ora lo dimostra anche come dirigente. Andrea Agnelli fu colui che mi volle alla Juventus. Si sedeva in spogliatoio e guardava. Non parlava mai, non interveniva mai. Aveva davvero un senso di rispetto per chi stava facendo il proprio lavoro”. (ITALPRESS).
