Capello, confessioni Milan – “Mi telefonò Berlusconi per chiedermi se me la sentivo di allenare il Milan. Il presidente mi disse che Arrigo diceva che quel Milan era una squadra finita, con i giocatori demotivati. Ma dai primi incontri con i giocatori fu facile. Erano fuoriclasse. Dissi loro che non era vero che erano ‘finiti’ ma che credevo in loro e che mi avrebbero dato grandi soddisfazioni“. Cominciò così l’epopea rossonera di Fabio Capello che raccontera’ quegli anni stasera alle 23.15 su “Fox Sports”. Un’avventura che ebbe come momento piu’ alto la finale di Champions dominata contro il Barcellona. “Crujff era convinto di vincere. Loro fecero un allenamento ridicolo il giorno prima quasi a voler dire che potevano rilassarsi. Quella partita con il Barcellona fu particolare. Sul 4-0 esultai. Fu la festa per Berlusconi. Noi vincevamo la Champions e lui ricevette la fiducia per diventare presidente del Consiglio. Era molto felice”.

Capello, confessioni Milan – Del presidente rossonero Capello ricorda come si occupasse di tutto. “Trovava il tempo di interessarsi se uno stava bene, se uno stava male. Si interessava della formazione. Voleva sapere come stava la squadra o se c’era qualche dubbio. Non mi ha mai detto vorrei che giocasse questo o che giocasse quest’altro. Non ha mai interferito nelle mie decisioni. L’unica cosa che fu difficile da digerire per lui fu il giocatore Borghi. Un giorno mi chiamò per invitarmi a villa San Martino. Mi disse che sarei dovuto andare ad allenare il Como, portandomi Borghi e facendolo giocare. Gli dissi di no“.
Capello, confessioni Milan – Dal Milan poi Capello è andato via nel ’96. “Galliani a febbraio mi chiamò per dirmi che si doveva aspettare fine stagione per il rinnovo del contratto perchè il Milan non poteva non vincere quel campionato. Vinsi il campionato ma me ne andai perche’ dimostrarono di non aver capito quello che avevo fatto fino a quel momento. Dopo la mia esperienza a Madrid mi chiamo’ Berlusconi e mi chiese di tornare al Milan. Devo tutto a Berlusconi e accettai questo impegno ma fu il mio più grande errore tornare con una squadra che non avevo fatto io ma avevano fatto altri e purtroppo non feci bene. Mi mandarono via dopo che avevo dato le linee guida per la squadra che fu costruita l’anno dopo e che Zaccheroni portò a vincere lo scudetto“. Adesso il Milan sta passando la mano ai cinesi: “speriamo e ci auguriamo che siano cinesi vincenti come lo è stato l’ultimo presidente“. (ITALPRESS).
