Balotelli si è ripreso l’Italia, un gol e tante belle giocate hanno permesso a SuperMario di tornare ad essere ancora protagonista a quattro anni di distanza dall’ultima presenza in Nazionale.

Tanti sorrisi ma anche qualche smorfia di disappunto, come quella conseguente allo striscione razzista esposto nei suoi confronti a San Gallo: “Il mio capitano è di sangue italiano”, poi fatto prontamente rimuovere. Uno dei tanti pessimi episodi vissuti da Balotelli, che non si è tirato indietro nel raccontarli all’interno del libro Demoni, scritto insieme al giornalista di Sky Alessandro Alciato. “A scuola capitava che sparisse qualche merendina dai banchi, pensavano subito fossi stato io, senza indagare” racconta Mario. “Ma c’è un episodio che non dimenticherò mai, le lacrime non smettevano più di scendere. Avevo fatto tutti i compiti a casa, sapevo che la mamma mi avrebbe poi permesso di uscire per andare a giocare a calcio. ‘Ciao ragazzi, giochiamo?’. ‘No, Mario: tu no’. ‘Ma ho fatto i compiti…’. ‘No, Mario: sei nero’. Ero nero, quindi ai loro occhi diverso. Credevo non mi volessero perché già allora ero esuberante. Poi purtroppo con il passare degli anni ho scoperto la verità“.

Crescendo le cose non sono cambiate, nel 2009 ecco altri due terribili episodi: “durante Juventus-Inter me ne hanno dette di tutti i colori, “Scimmia”. “Negro”. “Torna in Africa”. I buu… Moratti dichiarò che per la rabbia avrebbe ritirato la squadra dal campionato”. Poi quello in Under 21: “mentre stavamo chiacchierando, da lontano spunta una moto e uno dei due urla forte: ‘Negro!’. ‘Negro schifoso!’. ‘Negro di merda!’. Poi si avvicinano, rallentano e mi lanciano un casco di banane. Come se fossi una scimmia. Hanno anche sbagliato mira, colpendo la cameriera del bar al posto mio“.
