Da giorni ormai circola sul web la splendida storia di Alice Pignagnoli che, dopo essere rimasta incinta, ha ricevuto il rinnovo del contratto al 7° mese di gravidanza. Un gesto da applausi quello del Cesena Femminile, club che milita in Serie B, deciso a non abbandonare la propria calciatrice. Una storia che merita visibilità, soprattutto dopo lo sconforto creato nel mondo femminile dal caso Lara Lugli, pallavolista italiana citata dalla sua ex squadra per danni dopo aver chiesto il pagamento dello stipendio di febbraio 2019, l’ultimo mese giocato per intero.
Il caso Lara Lugli
E’ proprio dal caso Lugli che è iniziata la nostra chiacchierata con Alice Pignagnoli, che ha concesso un’intervista ai microfoni di SportFair: “ci sono rimasta male, anche perchè credevo che nella pallavolo, essendo uno sport femminile di spicco del nostro paese, non ci fossero questo tipo di ingiustizie. Credevo che il calcio fosse ancora molto indietro, ma in realtà il caso di Lara Lugli fa capire che siamo ancora tutti quanti molto indietro e che c’è ancora tanto da fare. L’unico modo, secondo me, per risolvere questi problemi alla base è dare dignità alle sportive come a qualsiasi altra lavoratrice con la costituzione del professionismo anche per quanto riguarda le discipline femminili, così come avviene per le maschili, in modo da poter avere delle tutele base che non possono essere lasciate alle società. Secondo me quelle tutele base che danno la dignità alla lavoratrice, come la maternità, le ferie, la pensione, queste piccole cose, devono essere garantite in tutti i tipi di lavoro“.
La gravidanza e la reazione del Cesena
Alice Pignagnoli ha poi raccontato come ha scoperto di essere in dolce attesa, la sua reazione e quella della sua società: “in realtà non mi aspettavo tutto questo. La gravidanza è stata una notizia sconvolgente anche per me. L’ho scoperto quando ero a 6 settimane, a seguito di un contrasto di gioco. Anche come l’ho saputo è stato particolare e non mi ero chiesta cosa avrebbe fatto la società di me, ma sapevo bene che anche sul lavoro le donne incinte, al netto degli obblighi che ci sono a livello di legge attualmente in Italia, venivano messe da parte in tanti modi. Si parla del togliere uno stipendio ad una donna incinta, il che è un grosso problema, per fortuna l’Associazione Calciatori ha istituito per noi, tre anni fa, un fondo di maternità che ci copre nei mesi scoperti dalle società, anche se il contratto dopo la mia storia è stato corretto con un articolo che prevede l’impossibilità di risolvere il contratto in caso di maternità, ma questo solo per la FIGC, quindi una cosa che è limitata al nostro sport. Io sono cresciuta, come tante bambine, con l’idea recondita che una donna nel momento in cui rimane incinta termina il suo essere una persona e ha valore solo in quanto madre e in quanto prolungamento dell’essere che sta andando a creare, quindi quando ho saputo di essere incinta sono scoppiata a piangere perchè mi immaginavo comunque che tutti i sacrifici sarebbero stati buttati al vento, indipendentemente da quello che avrebbe fatto la società, proprio perchè tutti considerano che nel momento in cui resti incinta, soprattutto a 30 anni, il tuo percorso come atleta sia al capolinea. Invece la società ha accolto con grande gioia la notizia: mi hanno detto ‘adesso tu ti prendi una pausa da noi per fare questa grande cosa che stai facendo e poi noi ti aspettiamo l’anno prossimo più forte che mai’. Anche le mie compagne di squadra mi hanno sostenuta, dicendomi che avrebbero lottato in campo anche per me in attesa del mio ritorno. Queste cose mi sono servite a poter immaginare quello che è stato un rientro lampo, ma anche l’idea di poter continuare ad essere un’atleta importante e non che questa fosse la fine ma sostanzialmente un prendere una rincorsa per qualcosa di ancora più grande”.
Serve un cambiamento
Nel mondo dello sport al femminile serve però un importante cambiamento. Il caso del Cesena Femminile è solo un’eccezione: sono tante le atlete che ancora hanno paura e rimandano il loro grande sogno di diventare madri. Secondo Alice Pignagnoli bisogna agire in diversi modi, ma bisogna lavorare anche sulla mentalità delle persone, ancora abbastanza arretrata. “Credo che quello della mia società sia un caso. Ho visto reazioni sui social, ma anche attorno a me tutti i giorni, di persone che dicevano che era ingiusto rinnovarmi il contratto al 7° mese di gravidanza. Bisogna cambiare la mentalità, secondo me siamo molto indietro ancora. Il fatto che la mia società sia gestita da marito e moglie ha avuto un ruolo importante. Ci sono stati anche momenti difficili: quando ho dovuto fare il cesareo d’urgenza lo staff tecnico era molto preoccupato per il mio rientro ed era pronto a prendere un portiere straniero perchè pensavano che sarei rientrata in tempi molto più lunghi. E’ stata la team manager a fermarli, ponendo un veto, a volermi dare fino in fondo quest’opportunità. Lei è stata la persona che ha creduto più in me e nella possibilità che potessi rientrare e non essere un peso ma essere più forte di prima. Le società hanno un vantaggio a fare mosse di questo tipo. Bisogna agire da più lati, è un cambio radicale che si chiede, quindi a livello normativo bisogna risolvere la cosa alla base, stabilendo un professionismo anche per il femminile. Bisogna però fare anche un lavoro tutti insieme, nel nostro piccolo. Ci sono poi voci anche più forti, Nike ad esempio è appena uscita con una campagna bellissima sulla maternità: bisogna iniziare ad accostare mamma e atleta come un valore e non come un qualcosa in meno. Il fatto che ci siano tante atlete importanti a livello mondiale come Alex Morgan e Serena Williams che sono diventate madri è importante: hanno dimostrato che questa cosa si può fare! Anche gli uomini così si rendono conto che vale la pena e conviene investire su una mamma. Servono anche storie positive: penso che il vedermi in campo tutte le domeniche sia un messaggio bellissimo. Sono comunque all’altezza del campionato, sono una giocatrice importante. Tutte le ragazze, anche le avversarie, quando escono dagli spogliatoi vedono mia figlia e vengono a dirmi qualcosa, perchè la vedono così piccola e dicono ‘ma tu sei in campo’. Questo dimostra che si può fare. Io non ho avuto la fortuna di avere un esempio così, se una sola persona potrà in me e nella mia storia vedere un esempio positivo io avrò vinto, questo è un grandissimo successo“.
Atlete spaventate
Nonostante le atlete-mamme siano sempre più numerose e, soprattutto, nonostante la dimostrazione di personaggi del calibro di Alex Morgan, Serena Williams, ma anche delle italiane Kiara Fontanesi, Tania Cagnotto, Francesca Dallapè ed Elisa Di Francisca, che la maternità non influisce negativamente sulle prestazioni (anzi le migliora), sono ancora tantissime le atlete spaventate. “Io credo che le atlete abbiano ancora paura. Già di per sè, una donna che è un’atleta ad alto livello è una persona che ha fatto tantissimi sacrifici e ha superato tante difficoltà. Quando mi sono sposata tutti si sono sconvolti che io abbia continuato a giocare a calcio. Questo vuol dire che la mentalità in Italia è di una donna che è padrona del focolare, che sta in casa, si occupa dei figli: perchè lo vediamo tutti i giorni che le donne che mostrano degli esempi diversi, non solo nello sport, figure forti, come ad esempio Chiara Ferragni, che hanno delle aziende e rappresentano un’idea di donna diversa, vengono contrastate fortemente dall’opinione pubblica. Non so quante persone mi hanno detto ‘non ce la farai mai’, ‘devi occuparti della bimba’, ‘e chi te la tiene’, ‘la farai soffrire’, ‘non sarai all’altezza’. Le atlete secondo me hanno ancora molta paura, sia perchè i casi come il mio sono molto pochi e sia perchè attorno trovano comunque qualcuno a criticare e scoraggiare e non tutti siamo abituati a lottare. E’ uno svantaggio per tutti, per ogni madre che decide dopo il parto di abbandonare il lavoro o lo sport ci perdiamo tutti“, ha affermato Alice Pignagnoli.
Il messaggio
Per questo motivo, Alice, che adesso fa parte di quel cerchio, ancora troppo ristretto, di atlete-mamme che ce l’hanno fatta, ha deciso di lanciare un importante messaggio a tutte le donne, sportive e non: “non bisogna porsi limiti, noi donne sappiamo fare tantissime cose e non sempre siamo supportate adeguatamente, ma questo non vuol dire che non ce la possiamo fare. Mandiamo il mondo avanti da migliaia di anni e questo dovrebbe bastarci per capire quanta forza abbiamo e per non aver paura di fronte ad un muro che va abbattuto. La paura l’ho avuta anche io ma non mi ha frenata“.
Stile di vita di una mamma calciatrice
Fare la calciatrice ed essere anche una mamma non è quindi impossibile. Basta sapersi organizzare, come fa Alice, ma è anche vero che c’è bisogno di tanto supporto, morale ma anche fisico. “Essere mamma e calciatrice per me è un grandissimo privilegio. La fatica è tanta: la mattina mi occupo di Eva e di mille altre cose, ho un blog di alimentazione infantile, alle 15.00 parto per Cesena, faccio due ore di treno, faccio allenamento e torno a casa, arrivo alle 23.30 e mia figlia dorme già. Tutto questo tutti i giorni tranne il lunedì. Il venerdì mi fermo a Cesena in ritiro con la squadra, la domenica gioco. Quando giochiamo in casa ho l’opportunità di avere con me anche mio marito e mia figlia e quando giochiamo fuori mi stacco da loro invece due o tre giorni. E’ faticoso, soprattutto a livello emotivo, ma per me è un grandissimo privilegio. Già solo avere la ragazzina, come è successo domenica scorsa, che viene a dirmi ‘vorrei tanto essere come te tra 10 anni’ è un grandissimo successo. Significa che abbiamo fatto insieme, io, la società, il dottore che mi ha seguito per il rientro in campo post-parto, mio marito, che si occupa di mia figlia più di me e meglio di me, e mia mamma che segue la bimba quando mio marito è a lavoro, una cosa unica che in realtà si può fare“.
Il ritorno in campo
Ma come ha fatto Alice a riprendersi così velocemente? Tutte le donne, anche chi non ha affrontato una gravidanza, sanno che un parto cesareo richiede più tempo e più fatica nel recupero post parto. Se chi ha un parto naturale riesce immediatamente ad alzarsi, a camminare e compiere qualsiasi tipo di movimento, seppur prestando sempre molta attenzione e senza strafare, chi ha subito un taglio cesareo, invece, deve attendere diversi giorni prima di riuscire a muoversi in totale tranquillità e naturalezza, senza dolori. Alice, con tanta forza di volontà e tenacia, è riuscita a fare un percorso eccezionale, ricevendo l’ok dei medici per potersi allenare dopo solo 40 giorni dal parto. “Dopo il cesareo d’urgenza non riuscivo ad alzarmi dal letto e quindi pensavo ‘come faccio a tornare in campo se non riesco a camminare?”. In realtà la mia motivazione e l’aver trovato una persona come il Dottor Zavalloni mi hanno fatto fare cose veramente incredibili: ho perso 17 kg in un mese ed il 18 di settembre, a 40 giorni dal parto, ho avuto l’ok dei medici per tornare ad allenarmi e a metà di ottobre ero a disposizione del mister. Poi sicuramente l’Alice di metà ottobre non era l’atleta che era rimasta incinta un anno prima, ma comunque è stato un percorso molto più rapido rispetto a quello che mi aspettavo quando ero a letto che non riuscivo a muovermi. Vorrei tanto che tutte possano avere il supporto che ho avuto io, sono molto fortunata. Avere un aiuto è fondamentale. Mio marito non c’è stata mai una volta in cui non mi abbia supportata, anzi forse crede in me più di me“.
Il futuro della piccola Eva
Ma cosa sogna Alice per la sua piccola Eva? La calciatrice non ha intenzione di fare pressoni a sua figlia, di condizionarla troppo. Ciò che sogna Alice Pignagnoli per la sua bimba è semplicemente che possa inseguire i propri sogni senza trovare nella sua strada troppe difficoltà. “Vorrei che potesse inseguire i propri sogni senza avere troppi ostacoli attorno a sè. Quando ho iniziato a giocare a calcio io era una cosa stranissima vedere una bambina giocare a calcio, adesso per fortuna le bambine hanno le scuole calcio femminili, possono giocare e soprattutto possono farlo tutte quante. E’ un diritto poter giocare a calcio, poi è chiaro che se una è brava fa un tipo di percorso. Spero che indipendentemente dalle sue capacità possa fare quello che desidera e sogna, che non trovi gli ostacoli che ho trovato io e che possa essere felice“.
L’importanza di lasciare liberi i figli di fare le proprie scelte
I bambini, questi esseri speciali! Ma cosa si può fare per aiutare le tante bambine che ancora oggi non riescono a giocare a calcio, probabilmente per colpa di antipatici pregiudizi? “La ragazzina è pura, vuole giocare perchè gli piace e non si fa domande, bisognerebbe parlare con i genitori. Io quando mi dicevano che il calcio è uno sport da maschi rispondevo ‘allora chiamatemi Alicio, sono un maschio, ma fatemi giocare’. Ai genitori vorrei dire che non c’è cosa più bella che un figlio possa sperimentare qualcosa che gli piace, in cui può trovare anche degli ostacoli, come succede ancora nel calcio femminile. Ma la bambina che in classe fa qualcosa diversa, che viene magari anche a volte vista male dagli altri, sviluppa il carattere. Tutto questo comunque le formerà il carattere: io ho una laurea, ho vissuto in 15 città diverse, ho girato molto col pallone ed il fatto di aver dovuto affrontare degli ostacoli ha fatto si che quando sono diventata una donna non ho mai avuto paura delle novità, come andare in una città dove non conosci nessuno. Per me erano cose naturali perchè io avevo l’obiettivo dello sport, che era il mio sogno, di arrivare in Serie A e fare cose che poi sono riuscita a fare“, ha raccontato ancora Alice.
L’amore per il calcio
Alice non ha dato troppo retta alle voci attorno a sè, ha continuato ad inseguire i suoi sogni. Amante del calcio sin da piccola, la 33enne giocatrice del Cesena non ha seguito le orme di qualche familiare, ma ha fatto un po’ tutto da sè: “ho sempre amato il calcio in maniera viscerale. Mio papà giocava a pallavolo e mia mamma nuotava, è stato mio zio a guidarmi: mi ha comprato le prime scarpette, cercava di dire ai miei genitori che se volevo giocare dovevano lasciarmi fare, è stata la persona che mi ha più spronata ma ho fatto tutto molto da sola. Per fortuna adesso molte cose sono cambiate“.
Gli obiettivi
Adesso Alice è concentrata su se stessa e sul campionato di Serie B. “Gli obiettivi della squadra inizialmente erano quelli di avere una squadra un po’ più attrezzata per raggiungere una salvezza più tranquilla rispetto agli anni passati e creare comunque una base per poter pensare nei prossimi anni ad un campionato di vertice. La realtà è che stiamo già facendo un campionato di vertice. Ci manca ancora qualcosa rispetto alle squadre attrezzate per vincere il campionato, ma sicuramente questo campionato sarà fondamentale per preparare il Cesena dei prossimi anni, che vorrà puntare alla Serie A. Personalmente io mi pongo degli obiettivi molto alti, ho aspettative molto elevate nei miei confronti. Per me il primo obiettivo era quello di tornare a sentirmi anche fisicamente un’atleta nel tempo più breve possibile, adesso vivo partita per partita cercando di lavorare al meglio su quello che sono le sfumature e a fine anno trarre un po’ le conclusioni del mio percorso particolare“.
Blog sull’alimentazione infantile
Infine Alice, alla quale evidentemente non basta essere super impegnata tra allenamenti, partite e famiglia, ci ha raccontato la sua nuova iniziativa: la calciatrice del Cesena ha creato un blog sull’alimentazione infantile (bimbi.amo.re, il profilo Instagram), spinta da tante amiche che spesso le chiedono consigli. “In realtà è nato un po’ per gioco, tutte le mie amiche che hanno figli mi chiedevano come faccio a fare pietanze così buone, come fa mia figlia a mangiare tutto senza fare i capricci. In realtà Eva è molto brava e collaborativa, quando le metti il piatto davanti mangia tutto in 10 minuti. Le mie amiche poi erano rimaste colpite anche dal fatto che avessi perso tutti questi kg in così poco tempo e quindi anche con l’aiuto della pediatra, che mi ha detto che tutto quello che mangio io va benissimo anche per mia figlia, che a 6 mesi e mezzo/7 mesi era totalmente svezzata, ho creato questo blog. Sono state le mie amiche ad invogliarmi a condividere le ricette. Mi sono resa conto che il supporto tra mamme è importantissimo e quindi ho deciso di condividere la mia esperienza e ho iniziato questa nuova avventura, che è molto gratificante: quando una mamma ti scrive ‘ho provato questa ricetta, il mio bimbo non aveva mai mangiato i peperoni in un anno e mezzo di vita e ora invece lo ha fatto’, per me è bellissimo“.
