Dal 2022 sono professioniste sulla carta, ma quando si decide del loro futuro non hanno un posto al tavolo. È questa la fotografia della Serie A femminile che Andrea Abodi ha consegnato oggi alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere. Il ministro per lo Sport e i Giovani era stato convocato per il filone dedicato alla violenza di genere nel mondo dello sport. «Nonostante il professionismo, ancora oggi la Serie A non è una Lega e non ha una rappresentanza in Consiglio federale». Poi la frase che dà il senso a tutto il ragionamento:
«Io credo che certe scelte abbiano un senso se hanno delle conseguenze complessive: non servono semplicemente operazioni di immagine o di circostanza».
Perché la Serie A femminile non è ancora una Lega come quella maschile
Il campionato non è organizzato da una lega autonoma, come accade per Serie A, Serie B e Serie C maschili. Lo gestisce la Divisione Serie A Femminile Professionistica, una struttura interna alla FIGC. La differenza non è solo formale. Il Consiglio federale è l’organo in cui il calcio italiano prende le sue decisioni, e lì le leghe maschili hanno i propri rappresentanti. Il massimo campionato femminile no. Abodi lo ha messo in termini netti. Il percorso avviato con il professionismo, per lui, sarà compiuto solo «quando finalmente il sistema calcistico darà una dignità di Lega e di rappresentanza anche alla componente femminile». Il contesto dà peso a queste parole. In una commissione che indaga sulla violenza di genere, il ministro ha scelto di parlare di rappresentanza e di governance, non solo di prevenzione. È una scelta coerente: la parità nello sport passa anche dai luoghi in cui si decide.
Diritti tv al calcio femminile: cosa prevede la legge 142/2026
Accanto alla richiesta al sistema calcio, Abodi ha rivendicato quanto fatto dal governo. Il decreto legge 108 del 26 giugno 2026 è stato convertito nella legge 142 del 4 agosto. Il provvedimento ha modificato la ripartizione dei diritti audiovisivi prevista dalla legge Melandri, riconoscendo al soggetto che organizza la Serie A femminile autonomia gestionale e una quota fissa dello 0,5% della mutualità.
«Per la prima volta viene stabilito per legge un contributo economico strutturale a favore del calcio femminile professionistico», ha sottolineato il ministro, che ha subito aggiunto: «Non è certamente un punto di arrivo, ma un punto di partenza».
Quei soldi hanno però una destinazione precisa. La norma li vincola allo sviluppo dei settori giovanili, femminili e maschili, delle società.
Diritti tv, la stessa quota va alla Serie C
La norma approvata dal Parlamento non riguarda solo il calcio femminile. Un altro 0,5% delle risorse della mutualità va al soggetto che organizza la Serie C professionistica, con lo stesso vincolo: le somme devono servire a far crescere i settori giovanili, femminili e maschili, delle società. In precedenza, quella quota dell’1% era destinata genericamente alla FIGC. Il “punto di partenza” indicato da Abodi è quindi una quota fissa scritta in legge, ma con una destinazione già definita. La richiesta di una Lega vera si inserisce qui: una componente con una propria rappresentanza in Consiglio federale avrebbe voce diretta nelle scelte che la riguardano.
Serie A Women 2026-27, il campionato è appena ripartito
Il tema arriva mentre il campionato è appena ricominciato. La prima giornata si è giocata nel weekend del 26-27 settembre, con 12 squadre e 22 turni fino a metà maggio. La Roma difende il titolo e il Como 1907 è l’unica neopromossa. Anche la Nazionale entra in una fase decisiva: l‘Italia si giocherà l’accesso al Mondiale 2027 in Brasile in un doppio playoff, a partire dalla sfida con la Bielorussia. La seconda giornata è in programma il 3-4 ottobre, poi arriverà la sosta per le nazionali. La partita per avere una Lega, invece, si gioca in Federazione, e per ora non ha una data.
