“In considerazione della crescita esponenziale dei contagi degli ultimi giorni le Società di Serie A, riunitesi nel pomeriggio in Assemblea, hanno deliberato all’unanimità la riduzione della capienza degli stadi al limite massimo di 5 mila spettatori per tutte le gare delle proprie competizioni a partire dal 15 gennaio fino al 5 di febbraio, data di ritorno in campo dopo la sosta riservata alle nazionali. Si precisa che per questo periodo non verranno destinati biglietti al settore ospiti proprio per evitare il trasferimento dei tifosi da una città all’altra“, con questa nota la Lega Serie A ha comunicato, ieri, che la terza e quarta giornata di ritorno del campionato italiano avranno un numero di spettatori ridotto a causa dell’aumento di casi di Covid in Italia.
Una decisione, però, che fa acqua da tutte le parti. “Per grande senso di responsabilità“, hanno affermato dalla Lega, ma intanto la giornata di oggi e la finale di Supercoppa del 12 gennaio restano con capienza al 50%, perchè ormai i biglietti sono stati venduti e sarebbe stato troppo complicato riorganizzare tutto e restituire i soldi ai tifosi. E pensare che le società avevano chiesto il rinvio della finale di Supercoppa nella speranza di giocarla in uno stadio pieno di spettatori: probabilmente sarebbe stata una decisione più sensata.
Una decisione senza senso
Ma che senso ha ridurre così tanto la capienza negli stadi? A San Siro, con la capienza a 5000 spettatori, il rempimento diventerà del 6,5%, mentre al Pier Luigi Penzo sarà del 43%: una differenza sostanziale che dimostra come la decisione sia poco sensata. Almeno sarebbero stati dovuti prendere provvedimenti Stadio per Stadio, in base alla capienza di ogni struttura e non generalizzare così per tutti gli impianti.
Quella presa ieri dalla Lega Serie A è l’ennesima norma illogica che di certo non combatte la pandemia: a partire da oggi allo stadio sarà obbligatorio indossare la mascherina FFP2, così come sarà obbligatorio anche esibire il super green pass. Allo stadio, quindi, potrà andare solo chi è vaccinato (e già questo riduce il numero di spettatori) e, considerando che si tratta di strutture all’aperto e che i tifosi dovranno indossare la mascherina FFP2, è difficile che possa essere un luogo di contagio.
Il numero di contagi è aumentato durante le festività natalizie, quando la Serie A era in pausa e dunque gli stadi erano chiusi. Non sono state di certo le partite a causare il boom di contagi. I vaccinati, sicuramente, saranno furiosi, ed è giusto che lo siano: hanno rispettato tutte le indicazioni date dallo stadio e adesso si trovano costretti a dover rinunciare alle loro passioni e seguire da casa, o da qualche bar o pub, le partite della loro squadra del cuore (al chiuso, magari senza mascherine e con amici, dove dunque è molto più facile contagiarsi).
Una scelta di buon senso sarebbe stato spingere le società ad aumentare i controlli allo stadio e, dunque, far rispettare tutte le norme ai tifosi: mascherina e distanziamento. Ma agli italiani piace complicarsi la vita e prendere decisioni illogiche. Intanto, oggi e mercoledì, la capienza resta al 50%: il Covid capirà che sarebbe stato complicato restituire i soldi a chi ha acquistato i biglietti e darà una tregua per queste due giornate, ne siamo certi!
