Traditore e codardo… ma con un anello al dito! Kevin Durant, la fine di un’ossessione: la firma, l’odio e il successo che ha rovinato l’NBA

L'ossessione di vincere un anello, il tradimento ai Thunder e quella firma che ha rovinato l'NBA: un anno dopo a sorridere è solo Kevin Durant

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NBA Finals: Kevin Durant, la scelta – Più o meno un anno fa, nel tardo pomeriggio italiano Kevin Durant ha annunciato al mondo intero di essere passato al lato oscuro della forza. Citazione di ‘Star Wars’ a parte, il passaggio di KD ai Warriors è stato visto come un vero e proprio tradimento. Qualche settimana prima, da uomo franchigia di OKC aveva detto di essere stanco di perdere, di non partire sconfitto in partenza e di voler vincere l’anello con i Thunder: finì poi sconfitto (a testa alta) in un’emozionante Finale di Conference da Curry e compagni. Poi la firma che all’epoca fece solo tanto scalpore e che oggi, 13 giugno 2017 ‘rovinato’ l’NBA.

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NBA Finals: Kevin Durant, l’ossessione I fans dei Thunder lo hanno apostrofato come traditore, hanno strappato, bruciato, buttato letteralmente nel water le sue maglie definendolo ‘un uomo senza attributi‘ per aver scelto la via più facile per vincere quell’anello che non lo faceva dormire la notte. Non solo un sogno, o un incubo se preferite, ma prorpio un’ossessione. Durant bramava quell’anello in stile Gollum ne ‘Il Signore degli Anelli‘ dalle Finals NBA del 2012 quando gli Heat di LeBron James gli rifilarono un netto 1-4. Prima di LeBron ci fu Nowitzki, dopo Leonard e anche gli stessi Warriors che si misero fra KD e l’anello. Sempre più un’utopia, un traguardo che più sembrava avvicinarsi e più risultava inarrivabile.

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NBA Finals: Kevin Durant, la firma Lo sapeva anche KD quando ha posto la sua firma sul contratto con i Warriors: per vincere, in questa NBA devi affidarti ad un superteam. Anche se questo vuol dire unirsi a chi ti ha battuto l’anno prima, a chi ha in squadra Curry e il suo fastidioso paradenti e quel Draymond Green che si diverte a prendere gli avversari a ‘calci nei gioielli di famiglia’. Dopo le prime settimane di insulti, le accuse di tradimento, i rapporti tesi con Westbrook e i fans dei Thunder, Kevin ha capito che la sua scelta, in fin dei conti non è stata poi tanto malvagia. Regular season dominata con un 67-15, primo posto a Ovest e un netto 12-0 nelle prime 3 Serie dei Playoffs contro Portland, Utah e San Antonio.

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NBA Finals: Kevin Durant, l’anello – Mancava solo l’ultimo ostacolo da superare per KD, battere quel LeBron James che aveva dato inizio alla sua ossessione per il titolo. Una Finale carica di motivazioni, dalla già citata voglia di vincere di Durant al sentimento di vendetta dei Warriros, capace l’anno precedente di buttare al vento le Finals partendo dal vantaggio di 3-1. Quest’anno però c’era un Durant in più nel quintetto: 38 punti in gara-1, 33 punti in gara-2, 31 punti nella decisiva vittoria di gara-3 (in particolare quelli pesantissimi nel finale, lì i Warriros hanno vinto la Serie), sono stati invece 35 i punti nella sconfitta di gara-4, mentre ieri notte si è fermato a 39. Cinque prestazioni che gli sono valse il meritato titolo di MVP delle Finals e soprattutto il tanto agognato anello.

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NBA Finals: Kevin Durant, la rovina dell’NBA – Adesso non parla più nessuno. Niente polemiche, niente insulti, nessuno che lo critica. Adesso c’è solo il suo gran sorrisone beffardo, quello di chi alla fine ha avuto ragione e probabilmente avrà ragione anche negli anni a venire. Infatti l’NBA, dopo il suo matrimonio con i Warriors ha preso una brutta piega. Golden State sembra un superteam invincibile, fatto da 4-5 giocatori (non dimentichiamo i vari Green, Thompson Iguodala) letteralmente immarcabili, di un allenatore che tiene il gruppo sempre sull’attenti e motivato, un processo che non conosce bug nel sistema.

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Cleveland, probabilmente quella che sarà la prima e unica contender per un altro paio d’anni (Prescelto permettendo), ha giocato una Finale ad alto livello. LeBron ha chiuso con una tripla doppia di media, Irving ha giocato da veterano, Love ha dato un ottimo apporto (anche se fra alti e bassi), J.R. nelle ultime 3 gare aveva le mani calde (16, 15 e 25 punti). Non è bastato. Ma non per demeriti dei Cavs: la colpa è di quella firma che ha rovinato lo spettacolo NBA.

Kevin hai vinto tu, prepara anche le altre dita, anelli ne arriveranno ancora…